“Tradito un rapporto di fiducia”
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fonte:
- Gazzetta di Reggio
E’ un porto di mare via Gattalupa. Non è un assalto, ma nella filiale Unicredit, dove è stato scoperto un ammanco di svariati milioni di euro a danno di ignari correntisti, per tutta la mattina tanti clienti preoccupati sono arrivati per avere informazioni, essere rassicurati e toccare con mano la situazione del proprio conto. In molti raccontano di un rapporto di fiducia lungo decenni. «Mi chiedeva come stavano i miei nipotini, perché la conoscevo da quarant’anni e intanto operava sul conto corrente a mia insaputa. Avevo un fido di 5mila euro e mi sono trovato uno scoperto di 25mila euro. Quando sgarravo di 100 euro mi chiamavano subito, invece me ne sono accorto perché il bancomat e la carta di credito erano bloccati», dice Salvatore Giordano che, con i fogli scritti a biro con riportato il saldo del suo conto corrente, aspetta di entrare nella filiale per avere chiarimenti. Non è solo. E’ un via vai continuo di visi scuri e preoccupati. Mario Milite è appena uscito dalla filiale, ma è sconcertato: «Mi hanno detto di andare a casa, fare i controlli, verificare se mi risultano degli ammanchi e tornare tra qualche giorno», dice mostrandoci la lista dei suoi ultimi movimenti bancari. Poi ci sono una quindicina di clienti truffati, che dopo essere usciti dalla banca, fanno capannello intorno al vice presidente nazionale di Codacons Bruno Barbieri, che sta aspettando l’arrivo del legale incaricato da Unicredit di seguire l’intricata vicenda. Già nel pomeriggio sono iniziati i primi sei colloqui, gli altri avverranno oggi. Un cliente ogni 40 minuti per ricostruire la situazione con l’avvocato di Unicredit. E la speranza di recuperare i propri soldi. La prima mossa del Codacons, oltre a far presentare le denuncie – che nel frattempo sono salite a 20 – è stata quella di chiedere ad Unicredit che a tutti coloro che hanno avuto «prelievi indebiti», venga intanto garantita una linea di credito immediata del 20% del capitale sparito. Poi arriverà il tempo per chiedere i danni, morali e materiali, anche per chi non ha perso soldi ma si è visto effettuare sul conto operazioni non autorizzate. Perché c’è chi sul proprio conto non ha più nemmeno una lira e chi ancora sta controllando. Gaetana Arabia è una delle prime ed è arrabbiata e preoccupata. «Quando venivamo prima, tutti ci salutavano – dice – adesso ci hanno chiesto se eravamo clienti della banca. Prima eravamo dei signori, adesso siamo dei pezzenti». «Non è colpa nostra, abbiamo avuto fiducia nella banca. Venivo allo sportello, mi dava i conti e i soldi, faceva tutto lei. Mi fidavo di lei e della banca», gli fa eco Rosetta Gualtieri. Manca solo l’ex direttrice, che Unicredit ha intanto sospeso, e sulla quale pende l’accusa di aver fatto sparire qualcosa come 10 milioni di euro. C’è chi è arrabbiatissimo e agguerrito e chi invece se ne sta solo in un angolo, aspettando che anche i giornalisti si allontanino per parlare con l’avvocato. Maria Bilardo proprio al legale del Codacons, dopo essersi guardata intorno, chiede: «Non le sembra strano che qui ad essere fregati siano tutte persone semplici come me e mio marito che facciamo gli operai e non ci siano aziende?». «Le aziende non avevano un rapporto di fiducia con l’impiegata, ma avevano un rapporto con la banca», è la risposta del legale, che sembra quasi aver aperto lo studio in mezzo al cortile e cerca di ascoltare e dare consigli a tutti. Fiducia, rapporto personale, fogli scritti a biro, forse, sono tutte chiavi per capire come sia stato possibile manovrare una somma di denaro così grande senza destare sospetti. «Dovevo comprare un appartamento – ci spiega poi Maria Bilarda e avevo messo sul conto 200mila euro e ci sono stati dei movimenti strani. A esempio un prelievo di 8mila euro, che io non ho mai fatto. Mi mancano dei soldi e la direttrice mi mostrava dei fogli che mi sembravano veri». Ancora Salvatore Gaetano che ci racconta di essere venuto ai primi di settembre in filiale: «La direttrice mi ha rassicurato dicendomi: "Ho prelevato 25mila euro dal suo conto per fare un’operazione in borsa e abbiamo guadagnato 2mila euro. Firmi qui". Poi mi ha coperto il buco». Teresa Maria è in via Gattalupa tutti i giorni da quando è scoppiata la vicenda. «La banca – dice – sta cercando di tranquilizzarci dicendo che verrà rimborsato tutto». Ma non si fida e anche ieri era nel cortile più agguerrita che mai.
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