13 Settembre 2015

Tra i banchi per aprire le finestre sul mondo

Tra i banchi per aprire le finestre sul mondo
● una scuola
innovativa, in grado di dare strumenti per poter competere, che sappia
valutare gli insegnanti: ecco cosa chiedono gli italiani

Si ricomincia. Tra domani e dopodomani si riaprono le classi della maggioranza delle Regioni (alcune hanno riaperto già la scorsa settimana), un esercito che va dai sei ai diciotto anni, armato di libri, zaini, quaderni, penne e belle speranze (solo nel Lazio sono 700mila gli studenti che tornano a scuola domani) con alle spalle famiglie che hanno speso un tesoretto per attrezzare il ritorno tra i banchi dei propri pargoli. Ma se il bilancio ha subìto un colpo duro è pur vero che padri e madri sono convinti oggi più che mai che la scuola può essere l’ unico volano per il futuro dei propri figli e del Paese stesso. Questo ci racconta la fotografia scattata da Swg che ha svolto per l’ Unità un’ indagine a campione su 1200 italiani, con figli in età scolare, realizzata tra il 7 e l’ 8 settembre scorsi. E questo è un inizio d’ anno speciale, con l’ esordio della contestata riforma La buona scuola, voluta dal governo Renzi, che si è portata dietro molte polemiche, malgrado l’ immissione in ruolo di migliaia di insegnanti precari, tanto che resta da capire quanto sarà turbolento l’ avvio con gli scioperi e le occupazioni annunciate dai docenti contrari ai metodi di valutazione della categoria o al ruoli dei presidi. Eppure ciò che interessa di più le famiglie, alla vigilia di questo appuntamento, è che ai propri figli arrivi finalmente il messaggio di una scuola che funziona, luogo sicuro (non precario con intonaci che cadono a pezzi, carta igienica da portarsi da casa), di formazione e educazione, con insegnanti motivati in grado di trasmettere agli studenti capacità di saper fare scelte e progetti concreti, strumenti utili a trovare un senso alla propria vita, in un rapporto di civile convivenza e collaborazione con gli altri. Insomma, una scuola che rimetta al centro gli studenti e che resti pubblica. Ma per il 44% degli intervistati è la capacità di dare un buon bagaglio di competerenze la priorità che questa nuova scuola dovrebbe darsi, perché la preoccupazione maggiore resta la possibilità di competere su un mercato del lavoro sempre più globalizzato e impermeabile in una fase economica che ancora non è fuori davvero dalla crisi durissima iniziata sette fa. l’ Unità Domenica, 13 Settembre 2015 Le differenze tra il Nord e il Sud Anche in questo la lente sulla scuola ci racconta che non in tutto il Paese l’ inizio dell’ anno scolastico pesa nello stesso modo per le tasche degli italiani: è nel Nord est (87%) e nelle isole (85)% che le spese scolastiche sono sentite come molto o abbastanza faticose, a fronte di un 30% che nel Nord Ovest dice di non sentirne particolarmente l’ effetto, percentuale che scende fino al 10% nelle isole e nel Sud e all’ 11% nel Nord Est. Secondo una stima del Codacons del 2014, ma quella di quest’ anno è grosso modo identica, il costo del rientro a scuola si aggira intorno ai 450 euro a figlio, tra libri, zaini e materiale didattico. Ed ecco che allora di fronte alle difficoltà ci si arrangia come si può a cominciare dall’ acquisto o lo scambio dei libri usati, a cui ricorre il 45% degli intervistati, abitudine coltivata soprattutto nel Centro (dal 50% delle famiglie), al Sud (dal 42%) e nelle isole (dal 50%), mentre un 18% preferisce utilizzare scambio, acquisto e vendita di libri usati soltanto per quelli meno utili o meno importanti. Più o meno stessa percentuale, 19%, di chi preferisce il libro appena uscito dalla casa editrice. Non a caso anche il web si è attrezzato e sono nati siti ad hoc sui quali è possibile comprare o scambiare libri, tra i più noti ci sono “adozionilibriscolastici.it” , Amazon e il Libraccio. Nelle città ci si è organizzati con mercatini che arrivano puntuali in vista della riapertura delle scuole e per molte famiglie sono diventati un riferimento importante per poter risparmiare anche del 50% sul prezzo del nuovo perché se è vero, come emerge dal sondaggio, che gli italiani sono disposti ad affrontare qualche sacrificio in più in cambio di una scuola più efficiente, è pur vero che in questi anni di crisi hanno imparato a fare grande attenzione quando si tratta di spendere, con i libri scolastici come con la spesa. E forse la crisi economica ha insegnato agli italiani ad essere anche più esigenti in fatto di efficienza e organizzazione della cosa pubblica, in primis la scuola. Basta con gli interventi spot, sembrano dire, è arrivato il momento di pensare la scuola come un luogo simbolico di ripartenza del Paese, da qui la richiesta di innovazione, interazione con il mondo del lavoro, ricambio generazionale dei docenti. Sydney J. Harris, diceva che «lo scopo della scuola è quello di trasformare gli specchi in finestre». E di specchi ce ne sono tantissimi.

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