15 Maggio 2012

Tra compromessi, violazioni, lobbismo così l’ Italia fuma malgrado la legge

Tra compromessi, violazioni, lobbismo così l’ Italia fuma malgrado la legge
Le norme Sirchia del 2005 vennero considerate rivoluzionarie. Ma dopo
una prima risposta (anche in calo di vendite) la trasgressione è tornata
imperante. Spesso come accomodamento. E partono le cause, quasi sempre
vinte.

    
Virtuosi sì, ma non troppo. Sventolata come una vera e propria rivoluzione, la legge Sirchia del 10 gennaio 2005 ha reso l’ Italia uno dei primissimi Paesi nella lotta al fumo e alle malattie correlate, imponendo il divieto categorico di fumare all’ interno dei locali pubblici agli allora circa 12 milioni di tabagisti italiani. A scoraggiare gli eventuali trasgressori, multe salatissime: fino a 275 euro per i consumatori diretti. Cifra che sale a 2.200 euro per chi non fa rispettare la legge nel proprio locale. Il brusco calo delle vendite delle sigarette ( circa il 6%) in corrispondenza dell’ uscita della normativa nazionale aveva fatto ben sperare, ma sembra che a distanza di 7 anni, pochi rispettino le regole. Complici gli scarsi controlli e una carente informazione culturale, sono molti i luoghi in cui si trasgredisce. Senza conseguenze per i gestori dei locali, purtroppo, e con troppi rischi per la salute. “Le sanzioni sono modeste perché spaventino e i divieti poco stringenti”, commenta l’ avvocato Marco Ramadori, Presidente del Codacons. Secondo uno studio condotto dall’ associazione dei consumatori e relativo al 2011, infatti, nell’ 88% delle discoteche italiane si fuma in tutta libertà; in un treno su tre gli spazi tra una carrozza e l’ altra vengono utilizzati come rifugio dai tabagisti (treni minori, regionali); nel 20% dei pub non vengono rispettati i divieti, pressoché in tutte le banchine delle stazioni ferroviarie il fumo è tollerato. Addirittura in alcuni ospedali e nelle scuole. Aggirati i controlli, gli stratagemmi per evitare le lamentele dei non fumatori sono sempre gli stessi: ci si nasconde in bagno o ci si avvicina alla finestra. Come compromesso. “Ma non basta. Le pressioni delle lobbies del tabacco sono fortissime” continua Ramadori “e le loro campagne per la vendita si fanno sempre più aggressive: penso alle hostess che promuovono le sigarette nelle discoteche o al product placement che vediamo sui giornali, nelle pubblicità, nei film. O alla mitizzazione della Formula1 che pubblicizza marchi blasonatissimi”. Un’ educazione sbagliata, dunque, e poche campagne informative sui rischi ai quali i tabagisti, attivi e passivi, si espongono. Sono circa il 15%, infatti, i decessi per fumo in Italia, secondo il Rapporto annuale sul fumo relativo al 2011, realizzato dall’ Istituto Superiore di Sanità. Più di 70 mila persone, di cui circa 40 mila per neoplasia polmonare, 10 mila per altre malattie legate al tabacco e oltre 20 mila per malattie cardiovascolari. “Dati impressionanti” commenta l’ avvocato Ramadori. L’ entrata economica statale immediata dovuta all’ accise (che a seguito dell’ aumento inserito nel Milleproroghe porterà a un rincaro delle sigarette di circa lo 0,5% su base mensile) è di circa 10,48 miliardi di euro. Ma è una vittoria di Pirro, perché l’ esborso in spese sanitarie è di circa 7,5 miliardi di euro, a carico, però, dei bilanci regionali. Un motivo in più per i consumatori per tentare la strada del virtuosismo e smettere di fumare. E per denunciare i gestori di pubblici esercizi in cui la legge non è rispettata. L’ associazione Articolo 32 che si occupa della tutela della salute e difende i diritti delle vittime, assicura che sono moltissime le cause vinte, per esempio, da lavoratori costretti a subire il fumo passivo all’ interno degli ambienti di lavoro. Perché la legge c’ è. Anche se spesso non si vede.

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