Toscana, febbre da ‘ class action’
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fonte:
- La Nazione
Firenze, 13 gennaio 2010 – Per molti comitati di cittadini – con le rivendicazioni più disparate – è vista un po’ come la panacea di tutti i mali. E in effetti la nuovissima class action – finalmente in vigore dal primo dell’ anno – abbraccia tanti di quei casi da soddisfare, almeno sulla carta, il senso di ingiustizia che il povero utente o consumatore prova ogni volta entra in contenzioso con un colosso dell’ industria o dei servizi. Anche in Toscana sono già tanti coloro che sperano di risolvere i loro guai con una bella class action. Ma quando e come ha senso tentare un’ azione di classe, come tanto spesso avviene – con successo – negli Stati Uniti? A orientarci nei meandri della nuova e complessa normativa è responsabile del Codacons Toscana, Silvia Bartolini, visto che proprio le associazioni di consumatori avranno un ruolo fondamentale nelle nuove battaglie “di classe”. Avvocato Bartolini, quando ha senso avviare una class action? “Diciamo che dal primo gennaio sono in vigore due tipi di class action: quella “pura”, rivolta contro imprese private (produttori di beni e servizi) che consente a consumatori e utenti di agire presso il tribunale (tramite associazioni dei consumatori o riunendosi in comitati) laddove abbiano subito danni derivanti da prodotti difettosi o pericolosi oppure da comportamenti commerciali scorretti o contrari alle norme sulla concorrenza. Esempio se ci fosse un accordo tra più produttori di beni o servizi finalizzato a danneggiare i consumatori tenendo artificiosamente alto il prezzo di un bene di largo consumo, tipo la benzina. O da inadempienze contrattuali” Oppure? Cosa si può fare contro le pubbliche amministrazioni , visto che in Toscana sembra uno dei nervi scoperti dei cittadini? “E’ l’ altro tipo di class action di cui parlavo e ha lo scopo di garantire l’ efficienza della Pubblica Amministrazione e dei concessionari di pubblici servizi, laddove si ravvisassero violazioni di standard qualitativi ed economici o degli obblighi contenuti nelle Carte dei Servizi o dall’ omesso controllo di poteri di vigilanza”. Facciamo un esempio. A Prato un comitato di cittadini tenta di far causa al Comune per le buche belle strade. Ha senso? “In questo caso la class action sarà indirizzata al Tar, previa diffida ad adempiere nel termine di 90 giorni. La macroscopica differenza con la class action “pura” è che coloro che aderiranno non otterranno risarcimenti monetari: la sentenza ordinerà all’ ente interessato di compiere quanto dovuto in favore della collettività. Diciamo che è una class action a scopo “dimostrativo” e servirà a far migliorare l’ efficienza dei servizi pubblici. E il caso dei cittadini di Scandicci che chiedono il rimborso dell’ Iva pagata sulla bolletta dei rifiuti? “E’ complesso, ma credo che si possa fare”. Quali sono le class action che certamente avvierete? “Quella contro due banche per l’ eccesso di commissioni sul conto in rosso, già avviata a livello nazionale e che replicheremo come associazione di consumatori qui in Toscana. E contro l’ Ataf, per i ritardi dei bus che i cittadini subiscono da quando è stata pedonalizzata piazza Duomo a Firenze”.
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