13 Marzo 2017

Tornare alla lira conviene, ma occorre fare in fretta

Tornare alla lira conviene, ma occorre fare in fretta

CASERTA (Al.St.) – Tornare alla lira conviene ma bisogna farlo alla svelta. Ovviamente in un contesto internazionale fortemente competitivo e spesso ostile, tale azione ha senso (specie sul medio e lungo periodo) solo se guidata da una classe dirigente decente, che faccia le riforme, riduca le spese e le tasse e riporti il paese ad un minimo di buon senso. “In tutti questi anni di monete unica europea – spiega la sociologa Paola Festa – ha preso piede una marcata speculazione, tramite mancati controlli e assenza del doppio cartellino lira -euro. Tutto questo ha causato rincari nel passaggio tra le due monete. L’ aumento c’ è stato e la responsabilità è stata dei governi. In Italia gli arrotondamenti arbitrari sono stati accompagnati dalla diffusione dell’ idea che la conversione del prezzo lire -euro andava presa alla lettera. Secondo il tasso di cambio 1’euro corrispondeva a 1.936,27 lire. Cambio che non è mai stato rispettato. Dunque molti dei prezzi al consumo aumentati immediatamente, alcuni nel tempo sono praticamente raddoppiati”. Il 31 dicembre 2001 è terminato il periodo transitorio dell’ euro. Dal primo gennaio al 28 febbraio 2002 è circolata la doppia moneta, il primo marzo è cessato il corso legale della lira. “Ma nel passaggio da una moneta all’ altra continua la professionista – il primo segnale distorto del tasso di cambio è arrivato proprio dal ministero dell’ Economia e con tanto di decreto legge ad hoc. Il 28 dicembre del 2001 infatti, il dicastero in coincidenza con l’ introduzione della moneta unica europea, ha modificato le poste dei giochi e delle lotterie. E così, la giocata minima del Lotto è passata da mille lire a 1 euro. Indipendentemente dal fatto che il Tesoro avesse deciso o meno da tempo l’ aumento delle giocate, di fatto il concetto che è passato è stato quello del raddoppio legalizzato dei prezzi”. E, di fatto, gli aumenti si concentrarono soprattutto nei primi mesi del 2002, come ricordano i dati del Codacons. “Ad esempio l’ espresso al bar è passato dal costo di 700, 800 lire 0,80 o 0,90 centesimi, corrispondente invece, a 1600, 1800 lire circa. Prezzi che provano la messa in atto di una speculazione all’ epoca agevolata dai controlli inesistenti e dall’ abolizione, nel giro di breve tempo, dell’ esposizione del doppio cartellino”. E oggi? Non c’ è dubbio che l’ euro costa sempre più caro agli italiani. Un’ indagine delle associazioni dei consumatori Codacons e Adoc ha calcolato che i rincari registrati negli ultimi anni su un paniere composto da 100 voci relative a beni e servizi di largo consumo, hanno raggiunto la media del 53,7 per cento, con una perdita del potere d’ acquisto del 39,7 per cento. “Una famiglia di quattro persone in dieci anni ha subito una stangata di oltre 10mila euro. Tra i prezzi dei prodotti che hanno subito un’ impennata estrema dalla fetta di carne, al pane; dal latte ai formaggi. Raddoppiati o quasi – conclude Festa – anche la pizza margherita al ristorante, l’ abbigliamento e tutti gli altri prodotti di largo consumo”.

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