20 Luglio 2006

Tornano le ganasce fiscali contro gli evasori

Tornano le ganasce fiscali contro gli evasori

A Roma sono già partiti 6644 preavvisi di fermo per le automobili di chi non ha pagato le tasse

ROMA Tornano in grande le “ganasce fiscali“, incubo del contribuente moroso, strumento efficacissimo dal punto di vista dell`esattore. Ricominciate quasi in silenzio in diverse città, arrivano alla ribalta a Roma, con 6644 preavvisi di fermo per le auto di cittadini che non hanno pagato tasse, in media, per circa settecento euro a testa. E forse questa volta non si giocherà allo scaricabarile politico, perché si tratta di una misura la cui responsabilità è condivisa da entrambi gli schieramenti: inventata quando era ministro Vincenzo Visco, perfezionata sotto Giulio Tremonti. “Nella prima fase, anni fa, alcuni concessionari avevano commesso degli errori – riconosce Attilio Befera, amministratore delegato di Riscossione Spa, la società pubblica destinata a subentrare alle varie private – perché avevano molto arretrato da riscuotere ed avevano emesso provvedimenti di fermo dell`auto anche in casi di scarsa attendibilità“. Escogitato nel 1997, divenuto operativo a fine 1999, il fermo dell`auto era stato bloccato nel 2004 dal Consiglio di Stato. Nella nuova versione nasce da un decreto-legge del governo Berlusconi del novembre 2005, reso operativo da una circolare dell` Agenzia delle entrate in febbraio. L`idea era nata dall`esperienza. Raccontano gli esattori che con il vecchio metodo, quello di pignorare i mobili, non si otteneva nulla. Anzi, talvolta, i contribuenti in debito riuscivano a disfarsi senza alcun danno di suppellettili vecchie, tirate fuori apposta dalla cantina; e continuavano a non pagare. Fermargli l`auto, o il furgone, si è rivelato invece efficacissimo. Chi è scoperto a violare il divieto di circolazione paga una multa di 656 euro e si vede confiscare il veicolo. Fa impressione, però, che si tratti di evasioni fiscali di scarso ammontare. “Ma è sempre così, per queste cosiddette ganasce fiscali – risponde Befera – che sono appunto uno strumento da applicare per debiti di questo tipo. L`esperienza di questa ripresa, come dicevo dopo aver rettificato il tiro, è che funzionano bene. Ne sono state applicate da vari concessionari in numeri abbastanza elevati, senza provocare grandi turbamenti“. A partire dal momento in cui riceve l`avviso, il contribuente ha a disposizione 20 giorni per versare il dovuto; molto spesso lo fa senza esitare (nel periodo 1999-2004, il 30,6%, percentuale che indica grande successo in un Paese in cui gli evasori, in genere, continuano a non pagare). Voci allarmistiche su “un milione di autovetture colpite“ (su 35 milioni che ne circolano) messe in giro dopo le nuove disposizioni di legge, si sono ovviamente rivelate false. Nel provvedimento di ieri che riguarda Roma, emesso dalla concessionaria locale che è controllata dal Monte dei Paschi, i veicoli sottoposti a fermo sono 8199, perché numerosi dei 6644 contribuenti ne possiedono più di uno. Nell`intero territorio nazionale, si potrà trattare di alcune decine di migliaia; dipende anche dalle scelte delle singole concessionarie, ancora diverse da provincia a provincia in attesa della unificazione nella nuova società pubblica. Associazioni di tutela dei consumatori sostengono però che in alcuni casi il preavviso di 20 giorni non è stato dato. Il sito internet www.contribuenti.it sostiene che “alcuni concessionari“ hanno applicato le ganasce alle auto di contribuenti che “per il 42,6% erano in regola con i pagamenti“; ovvero “ganasce pazze“. Secondo il Codacons prima del 2004 c`era stato perfino un caso, a Catanzaro, di un fermo di auto per un debito fiscale di poche lire, ovvero centesimi di euro. Il decreto convertito in legge il 30 novembre 2005 ha posto regole e limiti più precisi all`azione, e ha chiarito certi dubbi interpretativi. L`esattore può muoversi dopo 60 giorni dalla notifica della cartella di pagamento.

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