3 Luglio 2014

Tornano i saldi, al via dal 5 luglio. Il bonus da 80 euro stimolerà gli acquisti?

Tornano i saldi, al via dal 5 luglio. Il bonus da 80 euro stimolerà gli acquisti?

Partiranno
il primo sabato del mese in tutta la penisola, eccetto Molise,
Basilicata e Campania, dove sono già iniziati. Niente corsa all’ affare:
secondo il Codacons, meno della metà degli italiani (il 45%) rinnoverà
il guardaroba, spendendo 65 euro a testa. Ecco la durata Regione per
Regione e i consigli contro i raggiri.

 
Saldi estivi ai nastri di partenza: l’ appuntamento in quasi tutte le città italiane è fissato per il 5 luglio, primo sabato del mese. Solo tre Regioni hanno scelto di anticipare il fischio d’ inizio: Basilicata e Campania sono partite il 2 luglio, mentre il Molise ha inaugurato la stagione dei ribassi il primo luglio. Fanno eccezione le province autonome di Trento (dove i saldi sono stati liberalizzati e possono effettuarsi tutto l’ anno, previo avviso alla Camera di Commercio) e Bolzano , che ha posticipato l’ inizio al 16 agosto per alcuni distretti. Quasi ovunque i cartellini con prezzi ridotti dureranno sessanta giorni, fino a inizio settembre. Pre-saldi sottobanco già da settimane. In molte Regioni è confermato anche per l’ estate 2014 il divieto di praticare vendite promozionali nel periodo precedente la data d’ inizio. Un divieto che suona ormai come una beffa, visto il diffondersi a macchia d’ olio dei pre-saldi, le vendite a prezzi scontati nelle settimane precedenti l’ avvio ufficiale. Già dalla seconda metà di giugno, infatti, due boutique su tre delle principali città hanno cominciato a praticare i ritocchi al prezzo di cartellino. I modi per eludere il divieto-colabrodo sono svariati, spiega il Codacons: “Spesso sono gli stessi negozianti che, tramite sms ed e-mail, segnalano i pre-saldi ai clienti più affezionati mettendo loro a disposizione la merce migliore. Si va poi dai richiami promozionali in vetrina alle tessere fedeltà, fino allo sconto diretto applicato alla cassa a scelta del negoziante”. Una prassi ormai consolidata, sintomo del forte bisogno dei negozi di rilanciare le vendite ma anche dell ‘esigenza di una riforma dei saldi . Prassi che Confesercenti etichetta come concorrenza sleale. Si tratta di comportamenti discriminatori nei confronti di una parte dei clienti, fanno eco le associazioni dei consumatori, le quali invocano una riforma urgente del settore. “I saldi così come sono non hanno più senso di esistere”, sbotta il presidente di Adiconsum Pietro Giordano. “Chiediamo l’ apertura di un tavolo concertativo con Confcommercio e Confesercenti che affronti il tema della liberalizzazione”. Niente corsa all’ acquisto. D’ altronde da diversi anni l’ appuntamento con le vendite di fine stagione non si traduce più nella corsa all’ affare di un tempo: molte famiglie disertano lo shopping e una passeggiata tra le vetrine a caccia di opportunità è un lusso riservato a pochi. Quest’ anno le previsioni di spesa non sono unanimi. Secondo Federconsumatori, i consumi a saldo riporteranno il segno meno (-3%) rispetto allo scorso anno : solo una famiglia su tre acquisterà a saldo, spendendo in media 113 euro per un totale di quasi 1 miliardo di euro. Niente capi superflui, gli italiani si rifaranno il guardaroba, scegliendo solo indumenti indispensabili alla vita di ogni giorno. Un po’ meno pessimistiche le stime del Codacons, secondo il quale meno di una famiglia su due (il 45%) approfitterà delle vendite di fine stagione, spendendo 65 euro a testa, confermando il calo degli acquisti rispetto alla scorsa estate (-8%). Tuttavia l’ associazione scommette sul bonus Irpef da 80 euro come incentivo alla ripresa. Dello stesso avviso anche l’ Adoc, il quale invita i commercianti all’ onestà e si augura che l’ obbligo di consentire il pagamento col Pos , in vigore dal 30 giugno, possa costituire un deterrente contro le furberie. “Crediamo che i commercianti debbano puntare sulla qualità dei prodotti e su prezzi equi, recuperando il rapporto fiduciario con le famiglie, improntato sulla lealtà e non sulla furbizia” commenta il presidente Lamberto Santini. Anche i negozianti confidano nel bonus del governo Renzi: secondo Federmoda Italia i dati di vendita sono sconfortanti dall’ inizio del 2014 (-2% da gennaio a maggio). Una delusione che si aggiunge al calo di 10 punti del 2013, che ha colpito soprattutto abbigliamento, articoli sportivi e pelletteria, risparmiando solo gli accessori (+4%). Il decalogo anti-truffe. Per chi vorrà concedersi qualche acquisto, occhio dunque a evitare i raggiri. “Non è detto che acquistando a saldo si risparmi sempre e comunque – mette in guardia Massimiliano Dona, segretario generale dell’ Unione nazionale consumatori -. Attenzione a non farsi prendere dalla frenesia dell’ acquisto. I saldi più seri e convenienti sono quelli praticati su articoli disponibili in pochissimi numeri e taglie, trattandosi di merce residua di cui il negoziante vuole disfarsi. Guardatevi, invece, da chi affigge i saldi subito dopo una vendita promozionale”. Ecco i propri diritti di consumatore da tenere bene a mente prima di approfittare degli sconti. 1. Occhio al cartellino: su ogni prodotto deve essere indicato per legge in modo chiaro e leggibile il vecchio prezzo, quello nuovo e il valore in percentuale dello sconto; 2. I prodotti venduti a saldo devono essere di fine stagione , non delle stagioni passate. La merce di risulta o di magazzino non può essere mescolata con i prodotti a ribasso; 3. Diffidare dei negozi che espongono cartelli con sconti esagerati , superiori al 50-60% (nascondono spesso merce non nuova) e delle vetrine tappezzate dai manifesti che nascondono i capi. Puntare sui punti vendita già conosciuti; 4. Attenzione alla presenza di merce venduta a prezzo pieno insieme ai vestiti in saldo. Per scoprire le irregolarità è bene, prima dell’ avvio dei saldi, fotografare con il cellulare il prezzo pieno degli abiti per valutare la veridicità dello sconto; 5. Non fermarsi mai davanti alla prima vetrina. Confrontare i prezzi di diversi negozi, annotando il prezzo dei capi interessanti. Per non eccedere con le spese, in ogni caso, stabilire sempre un budget massimo di spesa; 6. Verificare che il capo in vetrina sia lo stesso presentato in negozio ; 7 . I negozianti che di solito accettano pagamenti con bancomat o carte di credito ed espongono il relativo logo sono tenuti ad accettare i pagamenti elettronici anche durante i saldi; 8. Spetta al commerciante consentire o meno la prova dei capi. Tuttavia è meglio diffidare degli abiti che possono essere solo guardati; 9. Occhio per i regali acquistati a saldo: si può cambiare solo la merce difettosa entro due mesi dalla scoperta del difetto. Conservare sempre lo scontrino; 10. Contrariamente allo shopping online, per gli acquisti in negozio non esiste un diritto al cambio della merce né ad ottenere un buono. Quando il prodotto è difettoso, invece, il cambio è un diritto del cliente. Segui @erika_toma.
Erika Tomasicch

 

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