24 Marzo 2018

Torna l’ ora legale: lancette avanti di un’ ora domenica 25 marzo 2018, va evitato l’ effetto jet leg

 

ROMA – Le lancette si spostano di 60 minuti alle 2 del mattino. Si dorme un’ ora in meno nella notte fra sabato e domenica. Attenzione all’ effetto jet leg. L’ ultima domenica di marzo porta il ritorno dell’ ora legale. L’ ora legale è la convenzione di spostare avanti di un’ ora le lancette degli orologi di uno Stato per sfruttare meglio l’ irradiazione del sole durante il periodo estivo. Di converso, il termine ora solare si riferisce all’ orario statale usato durante il periodo invernale, quando esso coincide con quello del meridiano del fuso orario di riferimento, chiamato anche «ora civile convenzionale». Si badi bene tuttavia come tale riferimento valga a livello nazionale, dato che invece l’ ora locale sarebbe tecnicamente diversa in ogni punto del globo terrestre, in quanto riferita alla posizione della Terra rispetto al Sole. Per ragioni politiche, inoltre, in alcuni paesi l’ ora solare è di fatto sospesa, e si adotta l’ ora legale per tutto l’ anno. In molti paesi dunque, si utilizza una terminologia più diretta per designare l’ ora legale, ovvero «orario estivo». Una denominazione più precisa perché riferita allo scopo del cambiamento d’ orario e quindi slegata dal riferimento alla stagione estiva, è quella di «orario di risparmio della luce diurna». Nelle società antiche e prima della diffusione degli orologi, l’ organizzazione delle civiltà agricole non si basava su bioritmi fissi come nelle moderne civiltà industrializzate. I contadini, che costituivano la grande maggioranza della popolazione, si alzavano sempre all’ alba seguendone inconsciamente il progressivo anticipo in primavera o ritardo in autunno: nell’ impero romano la cosiddetta ora prima era sempre quella che seguiva il sorgere del sole, indipendentemente dall’ istante in cui questo evento astronomico si verificasse. Nell’ età contemporanea l’ espediente dell’ ora legale non fa che riprodurre almeno in parte questo antico spostamento dei bioritmi umani a seconda delle stagioni. Lo scopo dell’ ora legale è quello di consentire un risparmio energetico grazie al minore utilizzo dell’ illuminazione elettrica. L’ ora legale non può ovviamente aumentare le ore di luce disponibili, ma solo indurre un maggior sfruttamento delle ore di luce che sono solitamente “sprecate” a causa delle abitudini di orario. Si consideri ad esempio una persona che dorma ogni giorno dalle 23 alle 7: d’ estate il sole sorge ben prima delle 7, e quindi utilizzando l’ ora legale è possibile sfruttare l’ ora di luce dalle 6 alle 7 e ritardare di un’ ora l’ accensione della luce elettrica alla sera. Terna, la società responsabile in Italia della gestione dei flussi di energia elettrica sulla rete ad alta tensione, ogni anno stima il risparmio consentito dall’ adozione dell’ ora legale. La tabella seguente riporta questi dati per alcuni anni. Per il periodo compreso tra il 2004 e il 2012 ha permesso un risparmio di oltre 6 miliardi di kilowattora con una minore spesa pari a novecento milioni di euro. Da notare che per il 2011 il risparmio è stato di 647 milioni di chilowattora[22] a fronte di un fabbisogno energetico totale del paese di 334.640 GWh[23] pari allo 0,19% nel 2011; e di 613 milioni di kWh[22] a fronte di un fabbisogno energetico totale del paese di 328.220 GWh[23] pari di nuovo allo 0,19% nel 2012. In base a queste considerazioni si avrebbe un analogo risparmio energetico con l’ adozione di un ipotetico stile di vita che abbia orari “centrati” rispetto al mezzogiorno (cioè dormire dalle 20 alle 4 anziché dalle 23 alle 7), perché si sfrutterebbero così interamente le ore di luce. Su questi argomenti si innescano però considerazioni psicologiche che non sono sotto il controllo dell’ amministrazione. Nei giorni immediatamente successivi al “cambio dell’ ora” (ossia al passaggio da ora solare a legale e viceversa), alcune persone lamentano disturbi dovuti all’ alterazione del ciclo sonno-veglia[24]. Si tratta dello stesso fenomeno che si riscontra nelle persone che viaggiano in aereo tra paesi separati da diversi fusi orari (il cosiddetto jet lag); in questo caso però l’ effetto è minore perché il cambiamento di orario è di una sola ora e altre persone non avvertono alcun disturbo. Una ricerca di svariati cardiologi americani afferma che l’ ora di sonno persa il giorno dopo l’ entrata in vigore dell’ orario estivo incrementa del 25% la probabilità di subire un infarto cardiaco. Questo rischio cala del 21% il giorno in cui l’ ora di sonno persa viene recuperata[25]. Da un sondaggio condotto dal Codacons risulta che gli italiani sono per il 50% a favore e per il 50% contrari all’ ora legale. La stessa inchiesta ha tuttavia rilevato che la maggior parte degli intervistati è a favore dell’ abolizione dell’ ora solare. Questa soluzione comporterebbe l’ utilizzo dell’ ora legale tutto l’ anno, eliminando i fastidi legati al cambio di ora: il problema sarebbe che d’ inverno, con meno ore di luce a disposizione, uno slittamento in avanti di alba e tramonto potrebbe fornire sì un’ ora di luce in più alla sera, ma anche una in meno ogni mattina, mentre le attività umane continuerebbero a svolgersi con lo stesso orario.[26] La questione però è di competenza dell’ Unione europea, in base alla direttiva 2000/84 CE. La Commissione europea sta valutando se abolire il cambio fra estate e inverno. Si tratta di scegliere se tenere costantemente l’ ora invernale, oppure l’ ora estiva, oppure ancora una media fra le due, per cui ad esempio l’ ora dell’ Europa Centrale diventerebbe UTC + 1.30. A Milano il Sole sorgerebbe d’ inverno alle 8.30 e tramonterebbe d’ estate alle 20.45. In Italia l’ ora legale nasce come misura di guerra nel 1916, tramite il decreto legislativo luogotenenziale n. 631 del 25 maggio che andò a modificare il precedente Regio Decreto n. 490 del 10 agosto 1893 relativo al meccanismo di calcolo dell’ ora in vigore nel paese, rimanendo in uso fino al 1920. Tra il 1940 e il 1948 fu abolita e ripristinata diverse volte a causa della Seconda guerra mondiale. In tale occasione si ebbe il periodo di massima durata dell’ ora legale: dal 14 giugno del 1940 al 2 novembre 1942. La creazione della Repubblica Sociale comportò per due anni la sfasatura dell’ applicazione dell’ ora legale fra il Nord e il Sud del paese. Durante l’ occupazione jugoslava di Trieste l’ esercito titino la vietò per allineare l’ orario della città a quello del resto della Jugoslavia. L’ ora legale venne adottata definitivamente con la legge 503 del 1965, in periodo di crisi energetica. L’ ora legale stabilita da tale legge, applicata per la prima volta nel 1966, durava quattro mesi, dall’ ultima domenica di maggio all’ ultima domenica di settembre; in quell’ anno specifico restò in vigore dal 22 maggio al 24 settembre. Tale durata venne estesa a sei mesi nel 1980 anticipando l’ inizio alla prima domenica di aprile e poi dal 1981 all’ ultima domenica di marzo. Un ulteriore prolungamento di un mese è stato introdotto nel 1996, insieme con il resto dell’ Europa quando la fine fu spostata all’ ultima domenica di ottobre. La legge n. 1144/1966 delegò al Presidente della Repubblica il compito di decidere annualmente inizio e fine dell’ ora legale rispettivamente nel periodo 31 marzo-10 giugno e 20 settembre-31 ottobre. Nel 1980 il decreto-legge n. 270 modificò tali periodi anticipando il possibile inizio al 28 marzo. Due anni dopo si anticipò il potenziale periodo di avvio dell’ ora legale al 15 marzo. Solo nel 2010 l’ Italia, recependo la direttiva del Parlamento europeo, fissò l’ inizio dell’ ora legale alle 2 del mattino dell’ ultima domenica di marzo e il termine alle 3 del mattino dell’ ultima domenica di ottobre, pratica comunque già svolta in Italia fin dal 1996.

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