Tombini intasati, zero pulizia Così le strade diventano piscine
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fonte:
- Il Tempo
A Roma fare le Cassandre purtroppo è semplice. Basta osservare il quotidiano per preventivare disastri dietro l’ angolo. Ma la «costante manutenzione» di tombini e caditoie è rimasta un sogno col primo nubifragio forte di settembre. La maggior parte dei romani se l’ aspettava eccome l’ sos dei chiusini di Roma intasati che hanno fatto diventare le strade piscine. D’ altronde, le immagini dell’ autunno in anticipo nella Caput Mundi coperta fino al collo da una mole di foglie secche hanno invaso piazze e vie tagliando trasversalmente i quadranti dell’ Urbe. Via Meru lana nell’ afa di agosto, ad esempio, sembrava un tappeto immenso. condo l’ ordinaria tabella di marcia, fatto sta che qualcosa evidentemente non ha funzionato. Gli allagamenti non hanno risparmiato alcuna zona, dal centro alla periferia è stato un fiume in piena in mezzo alla preoccupazione generale. Codacons e Pd hanno attaccato l’ amministrazione Raggi, dimenticandosi, ad onor delve ro, che ad ogni acquazzone i rimpalli a destra e a manca e le critiche hanno toccato tut te le giunte degli ultimi dieci anni (e pure prima). Perché il problema della manutenzione di caditoie, tombini e feritoie è un problema serio della Capitale d’ Italia mai risolto alla radice. Insieme al più recente del crollo dei rami degli alberi o dei grossi fusti che ieri ha per l’ ennesima volta seminato il panico, e che continua ad essere un’ emergenza per l’ incolumità dei cittadini, come documentato da mesi su queste pagine. La stessa Regione Lazio nell’ allerta lanciata per annunciare le condizioni meteo sfavorevoli, con l’ Agenzia Regionale di Protezione Civile, ha raccomandato ai sindaci, oltre all’ adozione di tutte le misure previste dai rispettivi piani di emergenza comunale per far fronte alla situazione in prospettiva, anche, per l’ appunto, «l’ immediata verifica e la costante manutenzione delle caditoie». Sui social è scoppiato l’ inferno, con i romani che postavano scatti a raffica di eruzione di tombini e cadito ie bloccate. Una sessantina di famiglie, poi, in zona Monteverde sono rimaste pure senza energia elettrica. A sentire il Campidoglio, la pianificazione della pulizia di caditoie e bocche di lupo, almeno come primo step, c’ è stata. «Già programmate nell’ ambito della manutenzione ordinaria della grande viabilità cittadina, le attività in questione sono state tuttavia anticipate e intensificate», ha fatto sapere il Comune di Roma. «Questa prima fase di interventi, avviata nel mese di giugno e programmata fino a settembre, si è focalizzata sulle aree di maggior criticità, individuate su tutto il territorio cittadino di concerto con Ama e Protezione Civile a seguito di specifiche ricognizioni per rafforzare la tenuta del sistema di smaltimento delle acque meteoriche», ha affermato l’ assessora ai Lavori Pubblici, Margherita Gatta. Le arterie coinvolte, oltre 100, sono state quelle che hanno evidenziato livelli di rischio allagamento più elevati: dal Lungotevere a via Tiburtina, via Monti Tiburtini, via Cipro, viale Palmiro Togliatti e via Casilina fino alle diverse sedi tranviarie. Tant’ è. Roma rimane un colabrodo. E, responsabilità istituzionali a prescindere, da tempo immemore, proseguire oggi nel non risolvere la questione o solo tentarci vuol dire non vederla. Significa non vedere cosa succede nella Capitale d’ Italia ogni santa vol tache si materializza un’ allerta meteo di una certa entità, e non capire cosa serve ai romani per vivere normalmente.
valentina conti
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