Tolti i blocchi all’ Ilva operai di nuovo al lavoro
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fonte:
- Il Messaggero
Ma il clima nell’ impianto di Taranto resta teso di GRAZIA RONGO TARANTO – Mesti ma non domi ieri mattina i dipendenti dell’ Ilva si sono regolarmente presentati ai cancelli della fabbrica. Taranto, dopo due giorni di proteste e barricate, ha ripreso a correre con i ritmi di sempre e a corto d’ ossigeno. Via i presidi dalla principali vie d’ accesso alla città, ponte girevole sgombro. La tregua decisa d’ accordo con i sindacati durerà poco: già domani potrebbero tornare a ruggire. Il comune ha convocato una seduta del consiglio che prevede anche la discussione sulla questione Ilva. Per il 2 agosto, invece, i sindacati dei metalmeccanici hanno già annunciato un’ assemblea cittadina pubblica e poi un corteo fino a palazzo di giustizia. Il giorno dopo il tribunale del riesame dovrà discutere i due ricorsi presentati dal gruppo Riva. Il primo riguarda il sequestro preventivo degli impianti dell’ area a caldo, il cuore produttivo dell’ Ilva. L’ altro i provvedimenti di custodia cautelare adottati nei confronti di otto tra dirigenti ed ex dirigenti del siderurgico. Da giovedì ai domiciliari ci sono anche il patron e fondatore del gruppo Emilio Riva e suo figlio Nicola. Intanto a Taranto il clima resta teso e il caldo picchia implacabile. La vita ha ripreso a scorrere con i ritmi frenetici di sempre ma la tensione è nell’ aria, ancora pregna di fumi. Perché il sequestro preventivo disposto giovedì dal gip al momento non ha prodotto alcun effetto: l’ Ilva continua a produrre ed inquinare come sempre. Continua a sfornare acciaio e a vomitare fumi, per buona pace dei lavoratori e preoccupazione degli ambientalisti. Il più grande stabilimento siderurgico d’ Europa dà lavoro direttamente ad oltre 12 mila dipendenti, 8 mila quelli dell’ indotto. Immaginare la skyline di Taranto senza ciminiere è impossibile. Infatti l’ Ilva non ha alcuna intenzione di lasciare la città. L’ attuale presidente, Corrado Ferrante, è stato perentorio: la produzione continuerà e l’ azienda – grazie anche all’ aiuto del governo- proseguirà nel cammino di bonifica già intrapreso. Intanto nello stabilimento non sono ancora arrivati i tre custodi nominati dal gip che dovrebbero curare lo spegnimento degli impianti. Un procedimento lungo e complicato. Difficile che possa essere avviato da un giorno all’ altro. Gli ambientalisti premono anche se dopo aver visto montare la rabbia dei lavoratori paventano cautela. Quelli di “Taranto respira” sono pronti a scendere in piazza con gli operai per difendere i diritti di tutti ritenendo costrittive le dimostrazioni di conciliazione degli ultimi giorni. Non mostra segni di cedimento il presidente dei Verdi Angelo Bonelli che a Taranto si era anche candidato per la poltrona di sindaco: «Il Gruppo Riva è già stato condannato per inquinamento – tiene a ricordare – il 20 settembre del 2005 e l’ 8 marzo del 2006 i giudici della cassazione condannarono Emilio Riva e i vertici del gruppo a un anno e sei mesi di reclusione: le condanne non furono scontate perché condonate dall’ indulto». Il Codacons, invece, è pronto a costituirsi parte civile per chiedere che il gruppo Riva risarcisca i tarantini dei danni subiti. RIPRODUZIONE RISERVATA.
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