24 Febbraio 2010

Toh, chi si rivede! L’ inflazione: a gennaio +1,3%

ROMA L’ inflazione continua a salire e la gelata estiva diventa un ricordo. Il 2010, infatti, parte con un aumento dei prezzi dell’ 1,3%: è questo il dato certificato dall’ Istat a gennaio rispetto allo stesso mese del 2009, mentre su dicembre l’ incremento è dello 0,1%. Su base annuale si tratta del rialzo maggiore da quasi un anno, ovvero da febbraio scorso. Trainano i rincari gli acquisti di tutti i giorni, con aumenti a doppia cifra per la benzina (+17,9%). Ed ecco che il carrello della spesa è balzato a più 2,5%, suscitando l’ allarme dei consumatori, che prevedono un aumento annuo per le famiglie di 390 euro. Rincari giudicati, da Federconsumatori e Adusbef, ancora più salati visto che vanno di pari passo con la caduta dei consumi e dei redditi, ovvero con un’ economia ancora sotto l’ effetto della crisi. Consumatori e sindacato guardano così soprattutto ai rialzi sui beni acquistati ad alta frequenza, ovvero quelli della spesa di tutti i giorni, che a gennaio sono stati del 2,5% su base annua e dello 0,3% rispetto a dicembre. Un tasso spinto in alto dai prezzi dei carburanti, con la benzina in pole position (+17,9% sull’ anno e +2,2% sul mese), seguita dal diesel (+9,5% sull’ anno e +2,9% su mese). Meno forte l’ impulso dei prodotti alimentari, anche se comunque il comparto ha registrato un’ accelerazione dell’ inflazione a confronto con gennaio del 2009 (+0,4%). Rispetto all’ anno scorso aumentano soprattutto i prezzi delle verdure fresche (+3,7%) e del pesce (+1,4%), che anche su base mensile mettano a punto rialzi (rispettivamente dello 0,3% e dell’ 1,5%). Nel settore dei servizi i prezzi dei trasporti ferroviari continuano a lievitare (+14,9% su anno e +2,6% su mese), ma salgono anche i pedaggi autostradali (+7,0% su anno e +2,7% su mese). Sempre tra i servizi rincarano quello postale (anche se solo a livello tendenziale, +11,2% su anno) e l’ acqua potabile (+6,2% su anno e +2,6% su mese). Secondo Federconsumatori e Adusbef «la crescita dei prezzi a questi livelli contribuisce a debilitare ulteriormente le condizioni già precarie delle famiglie, comportando un aumento di 390 euro annui». Il riaffacciarsi dell’ inflazione – sostengono – è «in piena contraddizione con l’ andamento economico della domanda di mercato, che ha conosciuto una fortissima contrazione dei consumi (da -2,5% a -3%) e una caduta verticale dei redditi della famiglie (-1,8% -1,9%)». Mentre ritengono normale la situazione francese, che a gennaio vede scendere parallelamente consumi e prezzi. Sempre sul fronte dei consumatori, il Codacons incalza sostenendo che l’ aumento del costo della vita va ben oltre l’ 1,3% ufficiale, oggi certificato dall’ Istat. «Il dato dell’ inflazione di gennaio è in realtà sottostimato», e bisognerebbe prendere come riferimento il tasso calcolato sul carrello dello spesa. E sono proprio i rialzi sugli acquisti comuni, a suscitare i timori anche della Cgil: per il segretario generale, Guglielmo Epifani, occorrono politiche che tengano «sotto controllo i prezzi senza alzare i tassi di interesse».
 

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