Tivoli, l? acqua non era potabile: il Comune deve risarcire i cittadini
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fonte:
- Il Messaggero
Tivoli, l? acqua non era potabile: il Comune deve risarcire i cittadini
Ha fornito acqua non potabile: il comune di Tivoli è stato condannato a risarcire alcuni utenti che si erano rivolti al Codacons. A citare in giudizio il Comune davanti il giudice di pace di Tivoli sono stati sei cittadini del quartiere Braschi e la sentenza firmata da De Vecchis a termine della causa promossa oltre un anno fa parla chiaro.
Si riconosce agli utenti ricorrenti il diritto alla riduzione della bolletta e quello al risarcimento del danno, consistito alla necessità di bollire l`acqua ed acquistare quella per uso strettamente alimentare. La comune dovrà risarcire ogni cittadino di una cifra quantificata in circa cento trenta mila lire ognuno per i disagi subiti dalla erogazione di acqua non potabile, a cui si devono aggiungere oltre ottocento mila lire come spese legali. Un milione e mezzo di lire in tutto.
«Avevamo chiesto l`abbattimento del 50 per cento della bolletta ma si tratta certamente di una grande vittoria per i consumatori – afferma l`avvocato Paolo Troisi dell`Ufficio Nazionale del Codacons che ha assistito legalmente gli utenti di Tivoli – e l`affermazione di un importante principio di diritto: l`acqua erogata deve essere potabile».
I fatti risalgono ai diversi casi di inquinamento rilevati dall? Asl tra l`agosto del 1998 ed il gennaio 1999 nell`acquedotto Ronci che fornisce i quartieri Braschi, Piagge ed Empolitana. Le analisi avevano evidenziato la presenza di coliformi e batteri fecali, e per tre volte nel corso dei mesi l`ex sindaco ed il commissario prefettizio di Tivoli avevano emesso altrettante ordinanze in cui si vietava l`uso dell`acqua per uso umano.
Ma nonostante il disagio subito e le proteste, nel mese di marzo dell`anno seguente gli utenti si sono visti recapitare una bolletta che non prevedeva alcuna riduzione sull`importo dell`acqua erogata nè sul pagamento del canone idrico. E` scattata quindi la causa legale: ma solo sei delle migliaia di contribuenti serviti dall`acquedotto inquinato hanno deciso di andare fino in fondo e di affidare tutta la vicenda all`avvocato tiburtino del Comitato per i diritti dei consumatori.
«Sarebbe stato un evidente caso di iniquità far pagare la tariffa intera ai cittadini che non avevano potuto utilizzare l`acqua – continua l`avvocato Troisi – ma per ottenere la riduzione delle bollette gli utenti sono stati costretti a ricorrere dal giudice. Pertanto, il Codacons invita tutti i cittadini che rilevano ingiustizie in qualsiasi campo a pretendere il rispetto dei propri diritti ed a denunciare ogni abuso senza timori, anche organizzandosi in comitati locali».
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