19 Marzo 2019

Tirreno Power, tutte ammesse le 50 parti civili

 

Savona – Il giudice ha sciolto la riserva sull’ammissione dei 50 cittadini privati che lamentano di avere subito danni morali e psicologici (non fisici) dalle emissioni della ex centrale a carbone.
Il tribunale non aveva invece ammesso le parti civili che chiedevano i danni per le presunte conseguenze mediche delle emissioni, che erano assistiti da Medicina democratica.
Le persone ammesse sono tutti abitanti di Vado Ligure, residenti nella cosiddetta «zona di ricaduta» delle emissioni (secondo l’accusa inquinanti) della centrale. «Deve concludersi – si legge nell’ordinanza del giudice – che fatta salva ogni valutazione in merito alla dimostrazione dell’effettivo danno lamentato dalla parti civili (che dunque potrà essere effettuata solo all’esito del dibattimento unitamente al giudizio in ordine alla responsabilità degli imputati) non può negarsi in queste sede che la situazione soggettiva dalle medesime fatta valere sia in astratto degna di tutela risarcitoria».
«A fondamento di tale affermazione – prosegue il giudice – vi è dunque l’assunto per cui il delitto di disastro colposo (in quanto appunto reato contro la pubblica incolumità avente natura plurioffensiva oltre che di pericolo presunto) incide anche sul diritto alla salute che tra le sue manifestazioni presenta il diritto ad un ambiente salubre a cui va riconosciuta tutela aquiliana non solo in via generalizzata ed indifferenziata (attraverso la disciplina in materia di inquinamento) ma anche diretta e autonoma, in favore dei singoli privati ai quali la condotta illecita abbia cagionato un turbamento e dunque un’alterazione sia pure transeunte dell’ equilibrio psichico».
«Deve pertanto concludersi – si legge ancora nell’ordinanza del giudice Giannone – che avendo le suddette partiti civili addotto (secondo una prospettazione, si ribadisce, da sottoporre al vaglio dibattimentale e che allo stato non può essere negata, atteso che l’esposizione ad un fattore di inquinamento quale quello atmosferico non può essere rigorosamente delimitata a priori nè dal punto di vista geografico nè in considerazione degli spostamenti e dei comportamenti tenuti dalle singole persone offese, che peraltro ben possono aver maturato la consapevolezza della loro esposizione a tali fattori in tempi successivi e dunque aver sviluppato stati d’ansia anche ex post, ma sempre alla luce di possibili evoluzioni negative future della propria condizione) la lesione di tale diritto, in sè suscettibile di tutela risarcitoria, vanno rigettate le richieste volte alla loro estromissione».
Il giudice Giannone nell’ordinanza è poi passato ad affrontare le altre richieste di costituzione di parte civile, che riguarda varie associazioni ambientaliste e anche due Ministeri. «Per ministero della Salute e ministero dell’Ambiente la loro legittimazione si ricava dall’essere tali organi portatori istituzionali degli interessi diffusi riferiti rispettivamente alla tutela dell’ambiente ed alla salubrità. E passando alle associazioni ambientaliste il giudice sostiene che «deve prendersi atto che tutte contemplano tra i loro scopi istituzionali quelli relativi alla tutela del diritto alla salute e alla difesa dell’ambiente ed hanno addotto di aver svolto attività ad essi pertinenti. Quanto poi alla presenza di un necessario collegamento tra le attività dei vari enti e la realtà territoriale nella quale si sono verificati i fatti oggetto di giudizio deve osservarsi che tale requisito non può essere spinto fino a porre quale condizione di legittimazione alla costituzione la presenza fisica di sedi prossime al luogo dell’evento (condizione che risulterebbe di difficile delimitazione e verificazione pratica) o la pregressa effettuazione di interventi specificamente focalizzati sul medesimo, potendo il radicamento territoriale desumersi altresì dalla diffusione o dalla capillarità degli interventi effettuati sull’intero teritorio nazionale, per analoghe questioni afferenti sempre la tutela degli interessi che costituisce ilo loro obiettivo di azione».
Via libera dunque alla costituzione di parte civile di ministero della Salute, Accademia Kronos, Codacons, Cittadinanza Attiva Onlus, Cittadinanza Attiva Liguria, Articolo 32, Adoc, Greenpeace, Medicina Democratica, Legambiente, Uniti per la salute, Wwf , Anpana e ministero dell’Ambiente.
In una nota, Tirreno Power commenta: «Siamo soddisfatti che la discussione preliminare si sia conclusa rapidamente. Vogliamo che si arrivi prima possibile ad accertare la verità. Sono passati cinque anni dal sequestro. Alcuni mesi fa sono stati pubblicati i dati ufficiali della Regione Liguria che documentano come la centrale non abbia avuto nessun effetto sulla salute e un impatto irrilevante sulla qualità dell’aria che dalla chiusura dell’impianto è rimasta invariata. Ora è il momento di ristabilire la verità, di restituire dignità e serenità ai lavoratori e ai cittadini, travolti da una campagna di paura senza fondamento che ha contribuito ad aggravare la crisi del territorio».
© Riproduzione riservata

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