9 Giugno 2017

Tintarella di paura un bagno su sei è videosorvegliato

gENOVA. Duemilacinquecento occhi puntati sulle spiagge italiane. Uno stabilimento balneare su sei ha un impianto di videosorveglianza. Con la Liguria che ha appena conquistato il “primato”: una spiaggia privata su quattro, su 1.200, ha videocamere che inquadrano strutture e clientela. «Non abbiamo altra scelta: da cinque anni il vandalismo spinge gli operatori a dotarsi di videocamere, segnalate ai clienti degli stabilimenti con dei cartelli», spiega Riccardo Borgo, presidente nazionale del Sib, il sindacato balneari. «E poi ci sono gestori che cominciano a considerarle una protezione anche da un’ eventuale emergenza terroristica. In alcuni casi, le telecamere sono collegate con le forze dell’ ordine. E la tecnologia permette ai gestori di controllare lo stabilimento, il giorno e soprattutto la notte, anche con il cellulare». A Salerno, nella spiaggia di Santa Teresa, è stato il Comune a installare l’ impianto di videosorveglianza: due milioni di euro investiti per risistemare l’ arenile e metterlo al riparo dai vandali. E gli occhi digitali si stanno moltiplicando in Sardegna, per inchiodare chi prova a portarsi via “pezzi” di spiaggia. Ma si allunga anche l’ uso di telecamere che garantiscono un punto di osservazione fisso sugli arenili, a fini turistici: come a Budoni, in Sardegna, dove si consiglia ai visitatori di consultare le webcam per scegliere la spiaggia meno affollata o controllare live le condizioni del mare o del vento. Lo stesso accade in tutta la riviera romagnola, da Rimini a Riccione. Fino a che punto, però, per la sicurezza si può sacrificare la privacy? «C’ è il rischio violazione» dice Gianluca Biascenzo, legale per il Codacons che si è già rivolto al Garante. «Un conto è la sorveglianza in città per la sicurezza dei cittadini, un’ altra quella degli stabilimenti balneari: come vengono puntate le telecamere? La definizione dell’ immagine rende i bagnanti riconoscibili? Quanto la tutela del bene privato può prevalere sui diritti delle persone?». Non basta il cartello, i parametri da rispettare sono molti. E si basano sulla legittimità delle registrazioni. Qui si entra anche nel raggio di giurisdizione del diritto del lavoro: «Si può profilare una questione di controllo dei datori di lavoro sui dipendenti» aggiunge Biascenzo. Intanto sono già pronti nuovi occhi elettronici: «Entro fine giugno, prima dell’ arrivo dei grandi flussi turistici internazionali, il numero crescerà ancora» assicura Borgo. Sempre più stabilimenti installano telecamere di sicurezza: prima contro i vandalismi, ora anche in chiave antiterrorismo. E la privacy?
di michela bompani

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