24 Aprile 2020

Timbravano e sparivano Truffa alla sanità pubblica

Gaetano Mazzuca Catanzaro Prima si timbrava poi un saluto all’ amico fioraio, un buon caffè al bar, una scommessa sportiva e una puntata alla slot machine, un’ ora di svago retribuita prima di entrare finalmente in ufficio. I finanzieri del Nucleo di Polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Catanzaro hanno ricostruito ben duemila episodi di assenteismo che hanno per protagonisti dipendenti dell’ Asp e dell’ ospedale Pugliese di Catanzaro. Telecamere nascoste e pedinamenti hanno consentito, nell’ ambito dell’ indagine “Cartellino Rosso”, di documentare in quattro mesi (tra la fine del 2016 e l’ inizio del 2017) 1800 ore di assenze ed un danno all’ erario di circa 20mila euro. Sono 57 le persone indagate, per 15 quindici di loro il gip Claudio Paris su richiesta della Procura ha disposto l’ interdizione dal servizio da tre mesi a un anno. Un anno di sospensione è stata disposta per Carlo Nisticò, 62 anni, direttore responsabile della Struttura operativa complessa Gestione tecnico patrimoniale dell’ Asp, per Francesco Salvatore Sinopoli, 64 anni, dipendente in servizio nella stessa struttura e per Marcello Ferro 58 anni, dipendente dell’ Azienda ospedaliera Pugliese Ciaccio. Sei mesi invece per Rosario Tomarcio, 56 anni, di Soveria Mannelli dipendente dell’ Asp; Mario Mangiacasale, 67 anni, di Catanzaro, dipendente dell’ Asp; Maurizio Mazziotti, 56 anni, di Catanzaro, dipendente dell’ Asp; Alessandro Ruggiero, 58 anni, di Catanzaro, dipendente dell’ Azienda Ospedaliera “Pugliese-Ciaccio” (sospeso per sei mesi); Giuseppe Ciambrone, 57 anni, di Catanzaro, dipendente del Pugliese; Vitaliano Palaia, 59 anni, di Catanzaro, dipendente del Pugliese; Enrico Caruso, 58 anni, di Catanzaro, dipendente del Pugliese; Giuseppe Raciti, 62 anni, di Catanzaro, dipendente del Pugliese; Vincenzo Mancuso, 53 anni, di Catanzaro, dipendente del Pugliese. Infine tre mesi di sospensione sono statoi inflitti a Giuseppe Folino Gallo, 50 anni, di Falerna dipendente dell’ Asp; Antonio Aloi, 47 anni, di Borgia dipendente dell’ Asp; Giorgio Costantino, 63 anni, di Catanzaro, dipendente del Pugliese. I reati contestati sono truffa ai danni di un ente pubblico e fraudolenta attestazione della presenza in servizio. Gli indagati sono stati scoperti mentre timbravano e si allontanavano dal luogo di lavoro magari per fare la spesa, oppure timbravano il badge di altri colleghi. In un caso un indagato, proprio per eludere i controlli, si è coperto aprendo l’ ombrello nell’ atrio della struttura per evitare di essere ripreso dai sistemi di videosorveglianza. Per il gip che ha firmato l’ ordinanza, con cui sono stati sequestrati anche 20mila euro ai 15 dipendenti sospesi, l’ indagine ha svelato un diffuso assenteismo «reso ancor più subdolo e riprovevole da una sorta di atteggiamento corporativo da parte di quegli stessi dirigenti che anziché reprimere siffatte condotte dei loro sottoposti, ne sono stati essi stessi protagonisti (ed in taluni casi finanche istigatori)». Le indagini condotte dai finanzieri e coordinate dal pm Domenico Assumma, dall’ aggiunto Giancarlo Novelli e dal Procuratore Nicola Gratteri, hanno infatti coinvolto due dirigenti. Carlo Nisticò, che in passato è stato anche consigliere comunale, e Silvano Tolomeo che, sottolineano gli inquirenti, «sono tra i principali protagonisti degli episodi delittuosi individuati. Il Nisticò, peraltro, si avvale della criminosa compartecipazione dei propri collaboratori che, invece, avrebbe dovuto opportunamente coordinare ed indirizzare». Nell’ elenco degli indagati figurano anche due componenti dell’ ufficio antimafia dell’ Asp istituito appena una settimana fa. Uno di loro,Antonio Aloi, è stato sospeso, il secondo, Ivan Mancuso, ha ricevuto l’ avviso di conclusione delle indagini. Il Codacons ha chiesto ai commissari «di chiarire i criteri con cui hanno individuato i componenti dell’ Ufficio Antimafia, ovvero i soggetti che dovevano garantire legalità e trasparenza». Resta un quadro inquietante della sanità catanzarese, il gip parla di fenomeno diffuso, «un’ infedeltà che anziché confinarsi a riservata, infima ruberia individuale di qualche elemento, assurge invece a sistema collettivo».

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