11 Aprile 2018

Tim fa +3% in Borsa, occhi su Cdp

Maddalena Camera La guerra totale in corso su Telecom Italia non spaventa gli investitori che ieri hanno fatto salire il titolo del 3% a 0,88 euro, con scambi pari al 2,7% del capitale. Gli occhi degli operatori sono puntati sulla Cdp che ha tempo solo fino al 13 aprile per portarsi al 5% e affiancare Elliott nella battaglia per disarcionare la gestione Vivendi. In salita anche le Telecom risparmio (+2,4%) dato che lo stesso fondo Usa ne medita la conversione. Elliott, se non riuscirà a raggiungere i suoi scopi nell’ assemblea del 24 aprile (la sua richiesta è stata giudicata illegittima dal cda di Tim), ha infatti buone possibilità di far eleggere la sua lista di maggioranza il 4 maggio. Sarà probabilmente in quell’ assemblea che si assisterà, a meno di colpi di scena, al passaggio del comando da Vivendi al fondo di Paul Singer che ha confermato Amos Genish nel ruolo di ad. La lista di Elliott, oltre a Fulvio Conti, Luigi Gubitosi, Rocco Sabelli, Massimo Ferrari, Paola Giannotti e Dante Roscini -candidati a sostituire i sei consiglieri di nomina Vivendi – ne include altri quattro: Alfredo Altavilla, Lucia Morselli, Paola Bonomo e Maria Elena Cappello. Vivendi pensava di aver risolto la questione lunedì: il cda infatti, ha dichiarato illegittimo l’ operato del collegio sindacale che aveva accettato di porre all’ ordine del giorno dell’ assemblea del 24 aprile il piano di Elliott per il ribaltone. Invece l’ opposizione interna al cda (va ricordato che i cinque consiglieri espressi da Assogestioni hanno votato contro) e del collegio sindacale rendono necessario un ricorso d’ urgenza in tribunale. Insomma per sapere se è possibile non far votare all’ assemblea quanto richiesto da Elliott ci vuole un giudice. Il collegio sindacale infatti ha ribadito la piena legittimità della delibera adottata. Inoltre ha detto che «procederà a illustrare la correttezza della propria valutazione nonché i presupposti giuridici e le motivazioni che hanno portato alla scelta effettuata». Con premesse del genere appare quindi difficile che Franco Bernabè, «reggente» di Telecom in questa delicata fase decida di non dar corso alle richieste di Elliott, se la decisione non sarà suffragata da una sentenza del tribunale. Ma i tempi stringono e quindi il ricorso d’ urgenza deve essere presentato rapidamente, possibilmente entro oggi. Al ricorso di Tim potrebbe peraltro seguire anche quello di Vivendi. Ma anche Elliott è scensa di nuovo in campo, criticando l’ iniziativa presa dal cda contro il collegio sindacale. «Il board di Telecom, sostenuto dal suo maggiore azionista Vivendi contesta la decisione dei sindaci. Si tratta – attacca Elliott- di un altro cinico tentativo di Vivendi di evitare di ritardare il voto degli azionisti». Quanto alle attese degli analisti, Banca Imi ritiene che Elliott possa battere Vivendi in assemblea, considerando anche il sostegno della Cassa depositi e prestiti e quello di Assogestioni. Il cui presidente Tommaso Corcos ieri ha spiegato che «migliorare la governance di Tim è un obbligo» e a questo scopo «non presentare la lista» era «la strada più giusta». Gli analisti condividono inoltre la visione di Elliott secondo cui la separazione della rete può sbloccare un elevato valore, «specialmente nel caso di una combinazione con Open Fiber». Così, un enterprise value di 15 miliardi per la rete «potrebbe anche essere conservativo», scrive Banca Imi. Il Codacons ha presentato un esposto a Consob per chiedere il blocco dell’ operazione progettata dalla Cdp.
maddalena camera

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