30 Aprile 2019

Ticket per le chiese, primi sì «Ma sia esteso a tutta la città»

la proposta del codacons: «una card per mettere i tesori in rete»
Stefania DE CESARE «Bene ingressi a pagamento ma non basta. Serve un sistema integrato per far conoscere meglio il nostro patrimonio culturale». Ticket chiese: arriva l’ ok del Codacons. L’ associazione per la tutela dei diritti dei cittadini approva il progetto di fruizione dei monumenti religiosi della città, promosso dalla Diocesi di Lecce attraverso l’ introduzione di un biglietto unico per l’ accesso ai principali siti religiosi del centro cittadino. «L’ iniziativa può essere un primo importante passo verso una reale maturazione del sistema turistico della nostra terra ancora fortemente ancorato all’ iniziativa del singolo e non adeguatamente inserito in un reale sistema – scrive in una nota Piero Mongelli, responsabile legale Codacons – e il pagamento del biglietto per la fruizione del patrimonio storico-artistico e culturale è praticato in tutto il mondo e non si vede perché non debba poter funzionare anche a Lecce». L’ iniziativa, curata dalla Cooperativa Sociale ArtWork, punta a tenere aperte a orario continuato quattro chiese del centro storico e il Palazzo del Seminario attraverso l’ introduzione di un ticket unico da 10 euro. Disponibili anche pacchetti con ingressi singoli e agevolazioni per alcune categorie. «Questo coraggioso passo della Curia – afferma Mongelli – non solo deve essere sostenuto, ma andrebbe sviluppato all’ interno di un sistema turistico che sia animato da tutti i soggetti interessati allo sviluppo turistico come Regione, Provincia, Comune e la Sovrintendenza». Secondo il Codacons, il rischio è che «vari soggetti istituzionali viaggino ognuno per la propria strada, con il proprio sistema e il proprio prezzario che, se forse può andar bene per realtà grandi come Roma o Firenze, per una realtà piccola come quella leccese potrebbero rappresentare un vero e proprio de profundis. Apparirebbe invero controproducente, giusto per fare un esempio, entrare per visitare il castello Carlo V, magari pagare un biglietto di ingresso, e poi scoprire che alcune sale non sono accessibili perché sotto la gestione o la proprietà di un diverso ente». La strada da intraprendere, quindi, è quella di un sistema integrato, inserendo nei ticket la possibilità di vedere oltre alle chiese anche il Museo Provinciale Castromediano, il Must, il Teatro Paisiello. Ma anche Santa Maria a Cerrate o l’ area naturalistica del Rauccio: «Questo potrebbe indurre molti turisti ad allargare la propria possibilità di visita conoscendo le nostre tradizioni e allungando i tempi di sosta a beneficio di tutti – sottolinea Mongelli- e il pagamento di un biglietto appare non certo il problema più importante e sono certo che anche il consumatore di cultura saprà trarne beneficio». Una proposta, quella di mettere ordine, che fa breccia tra gli esperti. Dello stesso avviso anche Luigi De Luca, direttore del polo bibliomuseale di Lecce per conto della Regione: «Qualsiasi iniziativa pensata per coordinare l’ offerta culturale della città è benvenuta. In questo settore il Sud è in ritardo e Lecce non è da meno. In altre città del Nord, i ticket integrati esistono da decenni. Il problema è la qualità della fruizione. Non basta organizzare i ticket, ma bisogna prestare attenzione anche al tipo di fruizione». Secondo De Luca, il rischio è quello di vendere biglietti senza poi offrire dei reali contenuti ai visitatori. «Una fruizione corretta del patrimonio passa attraverso dei bravi mediatori culturali – aggiunge il dirigente – e figure professionali preparate e competenti sono indispensabili se si vuole migliorare l’ offerta culturale della città».

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