30 Gennaio 2020

Tiberio Timperi, senatore interroga il Governo: «Tratta i calabresi come ‘ndranghetisti»

 

Le parole pronunciate in diretta su RaiUno sabato 25 gennaio da Tiberio Timperi , nel corso di “Uno Mattina in Famiglia”, hanno scatenato il pandemonio: «Se non ti aiutiamo, andremo a fare i piloni della ‘Salerno-Reggio Calabria’», ha ironizzato il conduttore rispetto alla richiesta di un “aiutino” da parte di un telespettatore in collegamento telefonico da Crotone. Una frase per la quale il catanzarese Francesco Di Lieto, “numero 2” nazionale del Codacons – nota associazione a tutela dei diritti dei consumatori -, ha immediatamente sporto denuncia nei confronti della tv di Stato e del suo noto “volto”: «Pessima battuta accompagnata da una mimica fin troppo esplicita, in questo modo si attribuiscono comportamenti mafiosi a tutti i calabresi indistintamente, diffamando un’ intera regione», ha affermato l’ esponente dell’ associazione consumeristica, bollando piuttosto l’ atteggiamento di Timperi come «non degno di un servizio pubblico, profumatamente pagato da tutti i cittadini». Fin qui almeno, è servita a poco la replica del “padrone di casa” della trasmissione per famiglie, condotta da Timperi insieme a un’ altra nota giornalista, Monica Setta: «Era una battuta, se qualcuno s’ è sentito offeso mi dispiace». Dopo l’ esposto in Procura da parte del catanzarese Di Lieto, ora la faccenda sbarca a Palazzo Madama grazie a un senatore reggino (di Villa San Giovanni), l’ esponente di Forza Italia Marco Siclari , che ha formalizzato un’ interrogazione parlamentare contestando l’ accaduto. L’ episodio «dev’ essere approfondito in Commissione Vigilanza Rai», sbotta il giovane parlamentare villese, chiedendo di finirla una volta per tutte «con questo sinonimo indegno: Calabria uguale ‘ndrangheta», offensivo per «i calabresi perbene, che sono la stragrande maggioranza». Sullo sfondo, appare però un paradosso bruciante. Se il parlamentare berlusconiano chiede che i media nazionali non trattino i calabresi come fossero tutti ‘ndranghetisti, suo fratello Giovanni Siclari – collega di partito e sindaco di Villa San Giovanni – appena un mese fa è stato arrestato nell’ àmbito dell’ operazione “Cenide” proprio su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, mentre si trovava all’ interno del Municipio, in relazione a episodi di presunta corruzione. Il primo cittadino villese è stato assegnato agli arresti domiciliari; la misura ha portato alla sua sospensione dalla carica di primo cittadino dell’ importante centro tirrenico. Un paio di settimane fa Giovanni Siclari è stato scarcerato, ma rimane fra i principali indagati nell’ inchiesta promossa dalla Dda reggina, guidata dal procuratore distrettuale Giovanni Bombardieri: secondo il “pentito” di ‘ndrangheta Vincenzo Cristiano, dietro la promessa di «utilità» l’ amministratore avrebbe contribuito insieme ad alcuni funzionari dell’ Ente locale ad «asservire la propria pubblica funzione» agli interessi privati della società di navigazione Caronte&Tourist, secondo la Dda aprendo le porte ai business illeciti della cosca Bertuca, ‘ndrina cui il collaboratore di giustizia Cristiano apparteneva. Mercoledì 29 Gennaio 2020, 22:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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