2 Luglio 2008

Thyssen, rabbia e urla al processo per la strage

TORINO Preceduta e seguita da momenti di rabbia e tensione si è aperta ieri a Torino l`udienza preliminare per il rogo alla ThyssenKrupp del 6 dicembre scorso, costato la vita a sette operai. Dopo avere ascoltato per più di un`ora l`interminabile sequenza delle richieste di costituzione di parte civile, il gup Francesco Gianfrotta ha rinviato la causa al 23 luglio. Il dolore dei familiari delle vittime, che si sono presentati in aula indossando una maglietta bianca con serigrafate le foto dei volti dei loro cari, non è stato placato dal maxi-risarcimento (12 milioni e 970 mila euro più due milioni agli avvocati) che la ThyssenKrupp si è impegnata a versare entro un mese, e ha trovato sfogo all`uscita dal Palazzo di Giustizia, quando qualcuno ha gridato “Vergogna!“ ai legali della multinazionale: “Come fate a difendere degli assassini?“. Accanto a chi invocava la pena di morte c`era la signora Isa, la mamma di Roberto Scola: “Sono qui solo per guardare negli occhi gli imputati. Mi basterebbe uno sguardo. Ma loro non sono venuti“. All`ingresso, striscioni appesi dai colleghi dei sette ordinavano “stop alla guerra dei padroni“ chiedendo condanne severe, mentre il sindacalista Maurizio Peverati, numero uno della Uilm piemontese, veniva accolto con i “venduto“ e “buffone“ da chi, come l`operaio (candidato non eletto in Parlamento) Ciro Argentino, lo accusava a gran voce di “avere fatto firmare agli operai la rinuncia a fare causa“. “Questa attenzione mediatica mi preoccupa“, confessa l`avvocato Cesare Zaccone, del pool difensivo, pensando anche al clima attorno a lui. Il suo compito è allontanare le gravissime imputazioni mosse dalla procura di Torino ai sei imputati (l`amministratore delegato Herald Espenhahn risponde di omicidio volontario con dolo eventuale, gli altri dirigenti di omicidio colposo e omissione volontaria di cautele contro gli incidenti). “Il risarcimento ai congiunti – dice Zaccone – costituirà certamente un`attenuante, ma non è un`ammissione di responsabilità. È stato un gesto di solidarietà“. In ogni caso, di patteggiamento non ne se parla. “Non è nelle cose“, dichiara Raffaele Guariniello, il magistrato che insieme alle colleghe Francesca Traverso e Laura Longo ha chiuso l`indagine in meno di tre mesi. L`udienza è stata celebrata nell`aula per i maxi-processi di mafia per fare posto a tutti coloro che hanno chiesto di entrare nel processo: 73 lavoratori o ex lavoratori della sede di Torino, i sette che prestarono i primi soccorsi ai compagni trasformati in torce umane e che ora soffrono di “stress post-traumatico“ , i sindacati Fiom, Fim e Uilm, regione, provincia e comune, due cognati di una delle vittime, l`Inail e il Codacons.Intanto si registra ancora sangue nello stabilimento siderurgico Ilva di Taranto che paga l`ennesimo contributo alle morti bianche (più di 40 negli ultimi 15 anni, otto negli ultimi due, già due vittime nel 2008). Un gancio del peso di un quintale, sganciatosi da una gru che trasportava due pesanti lastre d`acciaio lunghe 15 metri, per la recisione delle funi, ha colpito ieri alla testa uno operaio dipendente di una ditta appaltatrice che ha il cantiere all`interno del siderurgico, nell`area dell`Acciaieria uno, e la sede a Casoria (Napoli). Antonio Alagni, di 45 anni, è morto sul colpo: era tarantino e viveva in città con la compagna e la figlia.

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