24 Settembre 2019

Thomas Cook addio, 600mila turisti nel caos

il tour operator fa bancarotta. viaggi cancellati in tutto il mondo: maxi piano di rimpatri
ROMA ERA iniziata quasi due secoli fa, nel 1841, con l’ offerta di «uno scellino per una gita domenicale fuori porta», è finita ieri con circa 600mila turisti lasciati ‘in vacanza’, tra voli e prenotazioni saltate e centinaia di lavoratori in mezzo a una strada. Thomas Cook, il tour operator britannico, ha chiesto la liquidazione giudiziaria: nonostante le trattative serrate, la società non è riuscita a raggiungere un accordo con i creditori e questo ha innescato la richiesta di bancarotta. Con la liquidazione Thomas Cook mette a rischio 22mila posti di lavoro a livello globale, 9mila nel Regno Unito. Ma in questa (triste) storia c’ è un altro record: il ponte aereo organizzato dal governo britannico e dalla Civil Aviation Authority (Caa) per recuperare i turisti bloccati all’ estero, rappresenta il più grande rimpatrio in tempo di pace. In totale vi sono quasi 600mila clienti del tour operator attualmente in giro e il ministro dei Trasporti, Grant Shapps, ha detto che sono pronti 45 aerei charter per sostituire la flotta Thomas Cook. Il piano noto col nome in codice Projetc Matterhorn, è guidato dall’ autorità per l’ aviazione civile e ci vorranno almeno due settimane – fino al 6 ottobre -, secondo il Guardian, per assicurare il rientro a casa per tutti i turisti. INTANTO il Codacons ha chiesto che il ministero degli Esteri italiano si attivi per fornire informazioni ai connazionali che si trovano all’ estero e sono interessati dal fallimento della Thomas Cook. Pesantissime le ripercussioni economiche e sui posti di lavoro. Il collasso di Thomas Cook – il cui principale azionista è la cinese Fosun Tourism Group – porterà alla perdita di un grande numero di posti di lavoro: la società conta 22mila impiegati in 16 diversi Paesi. Negato l’ intervento pubblico e fallito il piano di salvataggio è stato impossibile far fronte al debito da 1,6 miliardi di sterline. L’ AD di Thomas Cook, Peter Fankhauser, ha definito «devastante» il collasso dell’ azienda, annunciato dopo settimane di negoziati con i creditori e il mancato salvataggio da parte del governo. Fankhauser – che guidava l’ azienda dal 2014 – ha detto che «ci sono stati grandi sforzi» e negoziati per provare a salvare il tour operator negli ultimi mesi, ma che alla fine sono tutti falliti. «So che questa conclusione sarà devastante per molte persone e causerà molta ansia e stress – ha detto -: voglio scusarmi con i miei 22mila colleghi che avranno il cuore spezzato. Avete tutti combattuto duro per il successo di Thomas Cook». Infine, le scuse agli albergatori e ai clienti dell’ azienda: «I miei colleghi lavoreranno con l’ Autorità per l’ aviazione civile per facilitare le operazioni di rimpatrio». L’ ULTIMO volo della Thomas Cook, partito ieri da Orlando e atterrato a Manchester, è terminato con l’ applauso dei passeggeri e una colletta per pagare l’ equipaggio. Meno comprensivi, forse, gli sposi che temono sfumi la loro luna di miele Heidi Greenfield e Kev Pallett, che hanno organizzato le nozze a Cuba interamente attraverso Thomas Cook: ora rischia di saltare tutto. Comunque sia, cala il sipario su 178 anni di storia della più antica agenzia di viaggi britannica. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
veronica passeri

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