28 Febbraio 2009

Testo Unico sul diritto di sciopero entro due anni, soglia del 50% di rappresentatività dei sindacati

Testo Unico sul diritto di sciopero entro due anni, soglia del 50% di rappresentatività dei sindacati per la proclamazione e, infine, obbligo di referendum preventivo per le sigle che invece hanno almeno il 20% di rappresentatività e che, per scendere in piazza, devono ottenere almeno il 30% dei consensi allo stop tra i lavoratori 

 Testo Unico sul diritto di sciopero entro due anni, soglia del 50% di rappresentatività dei sindacati per la proclamazione e, infine, obbligo di referendum preventivo per le sigle che invece hanno almeno il 20% di rappresentatività e che, per scendere in piazza, devono ottenere almeno il 30% dei consensi allo stop tra i lavoratori. Sono questi in sintesi i punti chiave del disegno di legge che ieri è stato approvato dal Consiglio dei ministri su proposta del ministro del Lavoro Maurizio Sacconi. Quindi, contrariamente a quanto annunciato, il Testo Unico non si limiterà a regolare i trasporti, vero e proprio specchietto delle allodole grazie all’argomento dei disagi dei cittadini, ma si estenderà a tutti i settori. La stessa presidente di Confindustria Emma Marcegaglia ieri l’ha preteso, soprattutto per la parte che riguarda il referendum. In cambio è pronta ad aprire all’idea della rappresentatività anche nel settore privato. Il florilegio del ministro "antisciopero" non finisce qui. Tra le altre disposizioni, è previsto uno stop all’effetto annuncio, multe sino a 5 mila euro per le proteste selvagge e divieto per chiunque di bloccare strade e aeroporti. Infine, un maggiore ricorso a conciliazione ed arbitrato nei poteri della rinnovata Commissione per le relazioni di lavoro (ex Commissione legge 146). In alcuni servizi o attività «di particolare rilevanza» per poter scioperare servirà, poi, una adesione individuale e preventiva. Tale dichiarazione sarà disciplinata per via contrattuale. Lo sciopero virtuale rimane, ma la formulazione viene rimandata alla contrattazione. Potrà essere obbligatorio per quelle categorie, la cui astensione dal lavoro, determina «la concreta impossibilità di erogare il servizio principale e essenziale». Per la revoca di uno sciopero sarà necessario «un congruo anticipo», e la revoca all’ultimo minuto sarà possibile solo di fronte ad un accordo definitivo. Nuove regole sono previste sugli intervalli minimi tra uno sciopero e l’altro e sulla concomitanza di stop che incidono sullo stesso bacino di utenza. La Commissione di garanzia sugli scioperi diventa Commissione per le relazioni di lavoro con competenze e funzioni di natura arbitrale e conciliativa, «anche obbligatorie per i conflitti collettivi». Tra i compiti, anche quello di «verificare» la partecipazione agli scioperi, con un monitoraggio ad hoc sia su conflitti che su rappresentatività. Duro il commento da parte del Prc. Secondo il segretario Paolo Ferrero, «si sta mettendo in discussione «il diritto di sciopero su scala nazionale». «La verità politica che sottende alla richiesta di limitare il diritto di sciopero è però un’altra – continua Ferrero – e cioè che il governo dopo aver messo la mordacchia ai giudici, vuole metterla ai lavoratori, realizzando Il Piano di Rinascita democratica della P2».  Il Codacons, «l’unica associazione dei consumatori che in questi anni si è battuta contro gli scioperi selvaggi», avverte il governo «di non utilizzare la scusa dei consumatori per violare la Costituzione». L’organizzazione dei consumatori ritiene, infatti, che siano sufficienti «due persone perchè uno sciopero sia legittimo e sussistano gli estremi dell’astensione collettiva». Netta opposizione anche da parte di Gianni Pagliarini, responsabile Lavoro del Pdci che invoca «una mobilitazione straordinaria per fermare il progetto reazionario e anticostituzionale messo in campo dal governo». «Il disegno di Berlusconi è esemplare – prosegue l’ex presidente della commissione Lavoro della Camera – vengono strumentalizzati i bisogni dei cittadini, a cui le istituzioni non sanno rispondere per loro incapacità, per attaccare frontalmente i diritti e chi opera per renderli esigibili. Al Parlamento verrà chiesto soltanto di ratificare quanto deciso altrove da un governo rozzo e antipopolare, che vuole mettere in cattiva luce preventivamente chi, oggi o domani, volesse protestare senza abbassare la testa». Il sindacato (vedi articolo in basso) e lo stesso Pd, non sembrano molto affascinati dalla mobilitazione contro una legge tutto sommato liberticida. L’unica obiezione che muovono è sul piano procedurale. Il diritto di sciopero «non è una materia sulla quale si interviene con una legge delega. È una materia sulla quale si interviene attraverso un negoziato con le parti sociali», dice Massimo D’Alema. Anche l’ex sindacalista, ora parlamentare del Pd, Paolo Nerozzi, non fa obiezioni di sostanza al testo del governo. Chiede innanzitutto «l’accordo con tutti i sindacati confederali» e poi contesta anche lui lo strumento della legge delega «per disciplinare un tema così delicato mentre si sarebbe dovuto procedere con un disegno frutto in primis di un accordo con le organizzazioni sindacali e di un largo e approfondito dibattito parlamentare che non contenesse quindi deleghe future al governo». Chi sembra addentrarsi di più sul merito è Pier Paolo Baretta, parlamentare del Pd ed ex segretario generale aggiunto della Cisl, che teme una estensione delle norme a tutti i settori. Se proprio la si deve fare, dice, occorre partire da un testo frutto di un accordo tra i sindacati. Baretta critica anche il criterio delle soglie per poter proclamare lo sciopero: «la decisione di uno sciopero presa a maggioranza – spiega l’ex sindacalista – è legata alla congiuntura, ai rapporti di forza e questo mi lascia perplesso. Il problema è più legato alla rappresentatività, alla presenza nei trasporti di tante piccole sigle frantumate». Anche dall’ex ministro Cesare Damiano invita il governo a rivedere le soglie. «Per esempio – spiega – la soglia di accesso al referendum fissata al 20% è troppo alta. Quando si è parlato di soglie, in collegamento con rappresentatività sindacale si è sempre indicato il 5%». Inoltre, vuole garanzie che il testo si applicherà solo ai trasporti e, soprattutto, trasformarlo da legge delega in normale proposta di legge. «Una legge esiste – ricorda ancora Damiano – e si può migliorare laddove si è riscontrato un eccesso di conflitto e di contrasto. Dopo di che è un passo avanti che il governo rimandi alla contrattazione tanto lo sciopero virtuale quanto l’adesione individuale: quest’ultima norma, poi, mi trova contrario, perchè comprime il diritto».

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