I test pre-vaccinali? Costano, sono lunghi e laboriosi. Ma non servono a niente
-
fonte:
- Corriere.it
di Elena Meli Sono stati al centro di un’iniziativa del Codacons, che ad agosto chiedeva alle ASL e all’Agenzia Italiana del Farmaco di prevedere «ogni indagine pre-vaccinale e tutelare in ogni modo possibile i piccoli sottoposti alle vaccinazioni obbligatorie per legge». E su internet si trovano pagine e pagine in cui gli scettici sui vaccini promuovono l’uso dei test pre-vaccinali per individuare i bambini che sarebbero più a rischio di effetti collaterali da vaccino. Ora la Società Italiana di Pediatria (SIP) si è espressa con una posizione chiara e netta, spiegando che questi test servono soltanto ad arricchire chi li fa, non certo a individuare i (pochissimi) bimbi che andranno incontro a eventi avversi dopo l’iniezione.
Batteria di test
Gli esami proposti sono tantissimi, si va dal dosaggio di alcuni minerali, immunoglobuline e vitamine fino all’analisi dei polimorfismi del DNA: una batteria di test che, se fatta per intero, sicuramente viene a costare parecchio. Il guaio è che non esiste alcuna prova che servano a qualcosa, come spiega Alberto Villani, presidente SIP: «Non esistono evidenze scientifiche che dimostrino l’utilità di accertamenti di laboratorio in grado di prevedere o prevenire eventuali reazioni avverse conseguenti alla somministrazione dei vaccini». Anche l’Istituto Superiore di Sanità, nel suo utilissimo vademecum sulle vaccinazioni pediatriche, chiarisce che per esempio la tipizzazione HLA (ovvero di antigeni di superficie delle cellule) non ha alcuna utilità perché «È vero che alcune malattie (tra cui varie patologie autoimmuni) sono più frequenti nei possessori di determinati antigeni HLA, ma questo non significa che si possa prevedere con questo esame se una persona svilupperà una data malattia. Se quindi tale previsione è difficile, si può intuire come sia davvero impossibile prevedere quali soggetti portatori di determinati antigeni HLA potrebbero più facilmente sviluppare una reazione severa dopo una vaccinazione». Anche i polimorfismi genetici che si consiglia di indagare, fra cui quello per il gene che codifica per l’enzima MTHFR, non possono approdare a nulla perché come dice l’ISS «Non è mai stato messo in evidenza un ruolo di MTHFR in relazione alla somministrazione di vaccini diversi da quello del vaiolo che, com’è noto, non è incluso nel calendario di vaccinazione pediatrica. Di conseguenza, la sua utilità come test prevaccinale è nulla».
Reazioni avverse molto rare
Bisogna considerare, peraltro, che prevedere chi avrà problemi sarebbe come trovare un ago in un pagliaio visto che la frequenza delle reazioni avverse ai vaccini è minima, pari a circa un caso ogni milione di vaccinati. «Gli effetti collaterali gravi dovuti ai vaccini sono rarissimi e nessun esame, al momento attuale, riesce a stabilire se un bimbo presenta un aumentato rischio di reazioni – sottolinea Villani –. Esiste invece la possibilità, attraverso la valutazione della storia clinica, di identificare le situazioni che controindicano temporaneamente o permanentemente la somministrazione di vaccini». I pediatri, per orientarsi, hanno infatti a disposizione un volume apposito in cui trovare risposta a qualsiasi dubbio: la quinta edizione della “Guida alle controindicazioni alle vaccinazioni”, disponibile per i pediatri e i medici di base da luglio, racchiude tutti i possibili casi in cui ci si può venire a trovare e dà indicazioni inequivocabili sulle scelte da compiere. «I genitori dovrebbero diffidare da chi propone questi test inutili e costosi per le famiglie e fidarsi della scienza», conclude Villani.
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- SANITA'
-
Tags: test pre-vaccinali, vaccini
