29 ottobre 2017

TEST MEDICINA A.A. 2017/18: IL CODACONS DI NUOVO IN CAMPO PER GARANTIRE IL DIRITTO ALLO STUDIO

L’Associazione promuove anche per l’a.a. 2017/18 un ricorso al TAR del Lazio in favore di tutti gli aspiranti medici che abbiano sostenuto i test d’ingresso e non siano risultati idonei

I (SOLITI) FATTI.

I candidati aumentano, ma i posti a disposizione calano. È il paradosso dei test di Medicina, lo spauracchio di tanti studenti costretti a confrontarsi con il “numero chiuso” prima di accedere al corso di studi preferito. Anche quest’anno, infatti, si è riproposto il consueto sbarramento previsto dal Ministero: per tutti i circa 60mila partecipanti alla prova d’ammissione il punteggio minimo per l’accesso (al netto degli scorrimenti già avvenuti ad oggi) si è fermato a 58,20. Tra gli esclusi monta il malumore. Gli studenti quest’anno, oltre a segnalarci più o meno gravi irregolarità durante lo svolgimento delle prove – che però dovranno essere accertate prima di poterle porre a fondamento di un’iniziativa processuale – ci hanno chiesto di approfondire la legittimità della crescente incidenza delle domande di logica sul punteggio finale.

LA (PRESUNTA) LEGITTIMITÀ DEI QUESITI DI LOGICA.

Quest’anno (finalmente) a fare da corollario ad una battaglia divenuta il simbolo del diritto allo studio universitario c’è anche la querelle sulla legittimità o meno dei temuti quesiti di logica. Tali quesiti all’interno del test di Medicina sono aumentati a partire dall’anno 2013, momento in cui il Miur ha voluto limitare le domande di cultura generale. Ma in precedenza, nel 1999, il legislatore aveva dato indicazioni ben diverse: aveva imposto al Ministero dell’Istruzione, infatti, di privilegiare l’ambito della cultura generale e, soprattutto, all’aderenza dei programmi scolastici. Le domande di logica, secondo questa teoria, potrebbero dunque non essere legittime e questo andrebbe a pregiudicare i risultati del test d’ammissione.

IL SUPERAMENTO DEL NUMERO CHIUSO.

Al di là delle questioni specifiche, comunque, è proprio il sistema del “numero chiuso” a essere messo in discussione. All’estero, in molti casi, la selezione c’è ma viene “rinviata”: al termine del primo anno di studio (come accade in Belgio o in Francia) è prevista una prova per verificare lo stato delle conoscenze dei candidati. Il “numero chiuso”, insomma, non è affatto l’unica soluzione possibile. E non è un caso se questo sistema viene contestato in primis dagli studenti, che denunciano una grave lesione del diritto allo studio. Una buona parte degli aspiranti medici, peraltro, sceglie la via della “fuga” verso l’Est Europa e la Spagna, dove possono studiare indisturbati: certificando, ancora una volta, la perpetua crisi di sbarramenti e divieti d’accesso italiani.

L’Associazione organizza un ricorso innanzi al TAR Lazio, che deve essere presentato a pena di decadenza entro, e non oltre, 60 giorni dalla pubblicazione delle graduatorie avvenuta lo scorso 3 ottobre 2017. Lo scopo è quello di garantire il diritto allo studio a tutti gli aspiranti medici che abbiano sostenuto le prove del test d’ingresso e non siano risultati idonei. Per conoscere le condizioni generali di adesione al ricorso e aderire all’iniziativa clicca qui.