27 Novembre 2004

Terzo settore e Consumatori: è bocciatura



ROMA – Non è solo il mondo politico dell`opposizione a contestare la riforma fiscale. Rilievi arrivano dal mondo del volontariato e dai Consumatori. La riforma fiscale «non è concertata con le parti, è di carattere puramente politico e dal costo sociale altissimo». Così il Forum del Terzo settore esprime, in attesa dell`approvazione definitiva, la sua preoccupazione per la bozza del provvedimento. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha «genericamente parlato di riduzione di bene e servizi – affermano in un comunicato congiunto Giampiero Rasimelli e Edoardo Patriarca, portavoce del Forum del Terzo settore – alla quale si dovrà aggiungere la minor efficienza causata dal blocco del turnover nel pubblico impiego che prevede per ogni cinque pensionamenti una sola nuova assunzione». «Questi, insieme agli altri tagli annunciati – continuano – si andranno ad aggiungere ad una finanziaria già pesante, basata su un forte contenimento delle spese e nella quale non hanno trovato posto le nostre richieste, dal fondo nazionale per le politiche sociali quasi dimezzato, all`assenza del fondo per non autosufficienza, alla mancanza di provvedimenti contro la povertà e per l`inclusione sociale». Inoltre, secondo Patriarca e Rasimelli, il termine «contributo di solidarietà» non è appropriato per «un`imposta dovuta» perché «non è affatto un`elargizione dei più ricchi, come il nome farebbe pensare». Oltre al terzo settore, arrivano a protestare anche i consumatori. La manovra fiscale è «vicina ad uno spot elettorale ingannevole». Questo il giudizio dell`Intesaconsumatori, secondo cui la riforma decisa dal Governo «favorisce i più fortunati lasciando a becco asciutto oltre il 40% delle famiglie». «Con una mano – si legge in una nota – finge di dare 6,5 miliardi di euro di minore pressione fiscale, mentre con l`altra impone 7,8 miliardi di tasse in più per alcune fasce di lavoro autonomo, tagliando i trasferimenti dei fondi agli enti locali e facendo gravare sui consumatori il taglio dei servizi e l`inevitabile aumento della pressione fiscale di province, comuni e regioni».

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