11 Ottobre 2001

Terrorismo e “obiettivi sensibili“

Terrorismo e ?obiettivi sensibili?

Codacons: Peschiera
senza sorveglianza

Acea: sicurezza garantita



Settanta romani su cento bevono l?acqua del Peschiera e l?imponente acquedotto inaugurato da Mussolini nel 1939, ora che la guerra non si fa più con la spada, diventa obiettivo sensibile. Dove sono allora i militari in stato d?allerta e come e quando scatta il livello massimo di sorveglianza? A chiederselo è il Codacons, all?indomani del blitz del portavoce reatino Marco Tiberti nell?impianto che sorge vicino Cittaducale. Blitz in diretta radiofonica, sulle onde della Radio a colori di Oliviero Beha.
«L?Acquedotto del Peschiera? – dice Tiberti – Un vero colabrodo, almeno sul piano della sicurezza. Militari non ce ne sono al contrario di quanto accadde nel 1991 in concomitanza con la guerra in Iraq, in compenso ci sono reti di recinzione così malmesse che chiunque potrebbe entrare nell?area, avvicinarsi alle condotte dell?acqua e introdurvi sostanze chimiche tossiche o batteriologiche. E questo nonostante le dichiarazioni del capo del Governo Berlusconi su eventuali atti terroristici in territorio italiano e le assicurazioni del capo di Gabinetto della Prefettura Paolo Grieco riguardo alle misure di sicurezza intraprese in merito nel reatino».
Al Peschiera, complice anche il sole del pomeriggio, il prato verdissimo che circonda l?Acquedotto invita più al pic nic che alla difesa NBC. La recinzione, almeno quella che costeggia la strada asfaltata, è in buone condizioni. Militari non se ne vedono, polizia e carabinieri neppure. Ma per l?Acea – che gestisce struttura, sorgente e condotte – l?ora dell?emergenza è suonata o no? «Eccome – ci rispondono al citofono – e non da domenica sera ma dall?11 settembre». Soldati però non ce ne sono: «Vero, nel 1991 erano qui praticamente accampati. Ma abbiamo la sorveglianza continua delle pattuglie di Carabinieri e Forestale, giorno e notte, mentre noi stiamo incollati ai monitor collegati alle telecamere. Quello che ci “salva“ è il fatto che la gran parte della rete che porta a Roma l?acqua (10 mila litri al secondo, che corrono in condotte lunghe 86 chilometri) scorre in galleria, quindi è di difficile accesso. E le torrette dislocate sull?acquedotto sono telecontrollate». Ma Tiberti insiste: «Quando si ha a che fare con terroristi-kamikaze cosa può fare una pattuglia in transito ogni tanto? Il pericolo c?è: chiediamo solo che le istituzioni competenti facciano quello che dicono di fare, cioè controllare».


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