27 Maggio 2019

Terra di Cilento. Che lotta contro gli ecomostri

quell’ osservatorio di fauna migratoria che si sarebbe visto dalla mingardina
Una politica troppo spesso tesa allo sperpero del denaro pubblico, ad esempio. Il primo pensiero non può che essere per l’ Osservatorio della fauna migratoria, simbolo di una mala gestio a lungo contrastata dal Codacons. Al principio degli anni 2000 si pensò che per osservare gli uccelli migrare fosse necessario erigere una struttura mastodontica in un sito di interesse comunitario, nel comune di Centola. L’ idea fu partorita dall’ ente Parco del Cilento, con la complicità della Regione Campania. Apparve troppo scontato costruire casette di legno ben mimetizzate nella natura, sembrava più moderno tirare su un fungo di cemento ben visibile già dal canyon in mezzo al quale corre la Min gardina, la splendida strada che sbuca sulla costa del Mito. Un ecomostro voluto dal Parco, con il parere favorevole di una Soprintendenza ai beni culturali troppo ondivaga, con un conto salato per la collettività: il ‘fungo’ è costato ai contribuenti più di un milione di euro. E’ rimasto lì, sbiadito dal tempo, incompiuto, pressoché inutile. Se sulle alture sono arrivati ad erigere un palazzetto circolare di tre piani per osservare la fauna migratoria, più a valle, lungo il litorale, hanno preferito spianare le dune marittime. E’ accaduto in località Troncone, tra Marina di Camerota e Palinuro, anche lì con l’ avallo del Parco del Cilento. Si spiana per favorire gli stabilimenti balneari, la sven dita perfetta del demanio marittimo, condita dalla distruzione di siti dunali unici, non replicabili. E poi i manufatti: un inutile scheletro di cemento in località Aresta, sugli Alburni, nel comune di Petina, dove, solo dopo le denunce del Coda cons, si è giunti alla demolizione con una spesa di ben 60 mila euro. E ancora, ad un certo punto, arrivò l’ epoca dei musei: ad Aquara hanno costruito il museo della Lontra, costato più di 350 mila euro, struttura rimasta desolatamente vuota. A Magliano Vetere il museo paleontologico, altra cattedrale nel deserto, come il museo nella frazione di Capizzo, utilizzato solo per preparare qualche rinfresco in occasione della festa patronale. Uno sperpero di fondi, per lo più comunitari, un pernicioso consumo di suolo, una degenerazione istituzionale, col paradosso di un ente Parco che genera ecomostri, una ferita aperta, viva, al paesaggio, bene tutelato dalla Costituzione (articolo 9), ah sì la Costituzione, e una conseguente sfiducia verso lo Stato. Anche altro abbiamo visto. Ad esempio, la strada provinciale, nel tratto tra Castel San Lorenzo e Felitto, paese della valle del Calore con ambizioni turistiche per la presenza delle rinomate Gole, dissestata da anni, con una frana che provoca un fastidioso restringimento di carreggiata, con deviazione della corsa degli autobus pubblici e turistici lungo ristrette e perico lose stradine interpoderali. Come dire, in alcune zone si fa troppo (sic!), in altre non si muove un dito. Avv. Pierluigi Morena Ufficio legale

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