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27 Maggio 2006

TENSIONE AZZURRA IL CODACONS SCENDE ANCORA IN CAMPO E CHIEDE LE DIMISSIONI DEL TECNICO

TENSIONE AZZURRA IL CODACONS SCENDE ANCORA IN CAMPO E CHIEDE LE DIMISSIONI DEL TECNICO

Il ct si prepara a un nuovo assedio

“Davide ha voluto fare questo mestiere, ma io non sapevo neppure chi fossero i giocatori legati alla Gea“




FIRENZE E` stato un fulmine a cielo cupo. Sulla serenità di Marcello Lippi pesavano infatti già altri macigni prima che gli arrivasse la notizia che suo figlio Davide è ufficialmente indagato nell`inchesta romana sulla Gea. Il ct un po` se l`aspettava. “Preparati, perchè se i giudici hanno messo nel mirino tutto il gruppo, qualcosa arriverà anche a te che ci lavori“ aveva detto al figlio un paio di settimane fa quando le dimensioni dello scandalo lievitarono e il nome di Lippi jr uscì tra i 58 del listone pubblicato da “La Stampa“. Fu una saggia preveggenza. La comunicazione gudiziaria alla fine è arrivata, riaprendo una polemica che si pensava chiusa con il gesto di fiducia di Guido Rossi, che lunedì aveva definito l`ipotesi della rinuncia a Lippi “una follia“. Ieri si è mosso Carlo Rienzi, il presidente del Codacons, a chiedere di tenere il ct e Buffon fuori dal Mondiale “perchè da un momento all`altro possono essere coinvolti in processi penali“. Proprio non ci si rassegna all`idea che il Marcello possa portare la Nazionale in Germania. Lui per il momento ha glissato sulla vicenda famigliare. Il ritratto del figlio è materia dei giorni scorsi. “Davide ha voluto fare questo mestiere perchè vive nel calcio da quando era piccolissimo e mi seguiva al campo. Ha anche provato a giocare ma sono stato io a consigliargli di smettere“. Non ha pensato di fare altrettanto con questo lavoro di procuratore che lo esponeva a un conflitto di interesse. “Ma io non sapevo neppure quali fossero i giocatori della Gea in Nazionale“, si è difeso il ct che per tutto il giorno ha mantenuto il solito profilo, come se non fosse successo nulla. Un`ora dopo che la notizia era diventata di dominio pubblico a Coverciano, si è seduto a tavola per il pranzo con il suo staff e ha chiaccherato delle cose di sempre, fissando i punti per l`allenamento del pomeriggio. “In apparenza non appare preoccupato – confida chi lo frequenta – forse il provvedimento era davvero nell`aria. Però cosa provi dentro, come padre, non lo può dire nessuno“. “Non so se adesso Lippi si sentirà più in difficoltà – ha commentato Giancarlo Abete, il capo spedizione -. Ora più che ma dobbiamo affidarci alla sensibilità di ciascuno“. Insomma la Federcalcio gradirebbe una palizzata a difesa della privacy e dello stato d`animo del suo allenatore ma è difficile riuscirci: oggi, nella conferenza stampa non ancora annullata, le domande sullo stato di salute della squadra saranno sbrogliate in pochi minuti, Lippi dovrà rispondere soprattutto sui propri sentimenti e potrebbe non essergli facile. Le colpe dei figli in alcuni casi ricadono sui padri. Finora comunque la linea federale è quella che Saverio Borrelli tracciò quando era a capo della Procura di Milano: resistere, resistere, resistere. “Ribadisco – ha detto Abete – che tutto questo non porterà a cambiamenti, come Nazionale e penso come Federazione, fermo restando che il soggetto titolare è il professor Guido Rossi“, il terrore di chiunque operi attorno alla Nazionale visto che non ne trovi più uno che esprima il proprio pensiero senza aggiungerne uno deferente alle decisioni del Commissario. La lezione impartita a Cannavaro ha risalito la nomenklatura della Federcalcio. Rossi, comunque, non ha alcuna intenzione di collegare le vicende del figlio e del padre. Da uomo di legge ne vede l`assurdità e lo ha confermato in una telefonata al ct: mercoledì prossimo i due commissari si vedranno a Ginevra, dove l`Italia affronterà la Svizzera sotto gli occhi del Professore. Certo sono giorni confusi. L`immagine di Totti che in allenamento trascinava come una renna una minislitta appesantita per potenziare gli scatti è l`emblema di questa Nazionale che cerca un po` di pace (“Per favore, torniamo a occuparci di calcio“, ha chiesto Peter Pan Inzaghi) ma è zavorrata ogni giorno dagli episodi e dalle voci che tracimano dalle inchieste, influenzando la gente. Ieri ci saranno stati una trentina di ragazzi oltre la siepe che separa il Centro tecnico dalle vie adiacenti eppure è bastato quel gruppetto per far piovere cori di insulti a Cannavaro, evidentemente “beccato“ per quanto aveva detto l`altro giorno. Lo juventino ha fatto finta di nulla. Ma la scena ha colpito gli azzurri, si è visto Barone ripetere ai compagni il senso della provocazione subita dal capitano. Soltanto Buffon l`ha presa alla sua maniera allegra e spensierata. Come scrisse De Amicis di Franti, “lo sciagurato sorrise“. Anzi s`è fatto una bella risata.

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