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13 Aprile 2018

Tennis, campo a piazza del Popolo Il Codacons: «È uno scempio»

rienzi: aberrante far giocare lì alcune gare degli internazionali
Poche ore dopo aver ricevuto la benedizione della sindaca Virginia Raggi, il campo da tennis in procinto di essere costruito a piazza del Popolo in occasione degli Internazionali Bnl d’ Italia ha subito ieri una netta bocciatura. Per il presidente del Codacons Carlo Rienzi, infatti, l’ idea di far giocare le prequalificazioni del torneo all’ interno della storica piazza «è talmente aberrante e fuori da ogni logica che, se il Comune permetterà questo scempio sarà denunciato alle autorità competenti per danno al patrimonio artistico e culturale della Capitale». La diffida è stata presentata ieri e proverà ad impedire ai vertici dell’ amministrazione comunale di soddisfare i desiderata del presidente di Federtennis Angelo Binaghi, da anni alla ricerca di spazi nel centro storico per provare a far uscire gli Internazionali dagli angusti, per certi versi, confini del Foro Italico. La voglia è quella di legare lo sport della racchetta alle bellezze artistiche, all’ unicità del contesto regalato dalla Città Eterna che però non piace affatto a Rienzi. «Stiamo parlando di una piazza storica che rientra nel patrimonio culturale e artistico di Roma e dell’ Italia intera, e che non può in nessun caso prostituirsi a fini commerciali o sportivi trasformandosi in un campo da gioco – ha tuonato il numero uno del Codacons – Se perciò dovessero essere concesse le autorizzazioni richieste, sarà inevitabile procedere legalmente contro il Comune per i danni prodotti». Campo di terra rossa di piazza del Popolo che Binaghi, nel corso della presentazione del torneo, ha annunciato sarà operativo dalle 11 di mattina fino a sera, offrendo a molti la possibilità di godersi match di ottimo livello in pieno centro storico. «In questo modo si concretizzerebbe un danno per la città e per migliaia di turisti – ancora Rienzi- privati per giorni di un luogo simbolo della bellezza romana. E in più saremmo di fronte ad una forma di deturpazione di un bene storico tutelato dalle norme vigenti».
sergio torrisi

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