26 Ottobre 2017

Da “Che tempo che fa” a “Che pacco che fu”

Un contratto quadriennale da 8,9 milioni di euro è il prezzo giusto per il conduttore di un programma che nelle sue prime quattro puntate è passato dal 20,8 al 14,9 per cento di share? La Rai continua a difendere Fabio Fazio e il suo “Che tempo che fa”, il deputato Pd Michele Anzaldi, molto Centrodestra e il Codacons lo defenestrerebbero. Ma alle tante cifre che dalla firma del supercontratto stanno ballando attorno al programma che, sostiene Fazio, si finanzia con la pubblicità incassata, ora se ne aggiunge una, inedita e decisiva: il 14,5 per cento. La fornisce a Panorama l’analista dei media Francesco Siliato dello studio Frasi e si riferisce alla soglia di ascolti del break pubblicitario sotto alla quale gli investitori che stanno sborsando 90 mila euro per 15 secondi di spot nel programma di Raiuno (secondo i costi di listino) potrebbero chiedere di rinegoziare il contratto. O decidere dopo il 31 dicembre, quando molti scadranno, di andarsene. Per adesso a Raipubblicità, che, informano da viale Mazzini, ha venduto gli spot «garantendo una media di ascolti tra il 16 e il 18 per cento» si dicono tranquilli. La media è rispettata. Ma, la graduale erosione degli ascolti c’è, così come la desertificazione che ha subito Raitre con il trasloco della trasmissione di punta su Raiuno. E, se non dovesse fermarsi, saranno dolori. Anche perchè se per molti inserzionisti Che tempo che fa è solo uno dei programmi della loro pianificazione, la Rai prevede anche campagne «monoprogramma». Così chi ha puntato tutte le sue fiches su Fazio, potrebbe toglierle. Allora sì che i costi andrebbero a gravare pesantemente sui proventi.

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