1 Febbraio 2019

Tempio crematorio chiuso a Biella Dalle famiglie dei defunti oltre 500 querele

Tempio crematorio ancora sotto sequestro da parte dell’ autorità giudiziaria dopo tre mesi e famiglie biellesi costrette a rivolgersi fuori città per l’ esequie dei propri cari. Moltissime famiglie si trovano impossibilitate a inumare le ceneri nelle cellette dell’ ossario del camposanto. All’ impianto comunale di cremazione sono stati messi i sigilli per l’ inchiesta che coinvolge la So. cre. bi, società della famiglia Ravetti, titolare dell’ omonima impresa funebre, finita nell’ occhio del ciclone per le modalità con cui avvenivano le cremazioni. Il blitz dei carabinieri era scattato in ottobre. Da allora regna l’ incertezza: le ceneri sono tutte custodite nei magazzini di altre imprese funebri del territorio, impossibilitate a entrare e a eseguire le operazioni tra indagini e incertezza da parte degli uffici comunali. Da qui disagi e proteste dei cittadini, con richieste di chiarimenti che faticano ad arrivare dalle autorità. Lo scandalo del tempio crematorio ha però diversi altri risvolti. In modo sempre più forte stanno montando le questioni dei risarcimenti e dei possibili mancati controlli da parte delle autorità pubbliche: Comune di Biella, Azienda sanitaria locale e Società ecologica ambientale biellese potevano sapere e bloccare quella che il procuratore della Repubblica Teresa Angela Camelio ha definito “una lugubre catena di montaggio della morte”? L’ argomento sarà presto oggetto di discussione in consiglio comunale, a Palazzo Oropa, dove il consigliere di minoranza del Movimento 5 Stelle Giovani Rinaldi ha posto anche la questione delle assicurazioni dell’ ente rispetto alla concessione data alla So. cre. bi. A oggi, poi, sono quasi 500 i nuclei familiari che si sono rivolti agli avvocati del Codacons, presentando denuncia querela contro l’ azienda che gestiva il tempio. Ma non solo. Proprio sui mancati controlli i familiari e gli avvocati chiedono alla magistratura di fare piena luce, il tutto per arrivare a una probabile causa milionaria. Tutti e nove i dipendenti della So. cre. bi coinvolti nello scandalo, sul fronte giudiziario, hanno chiesto il patteggiamento della pena. Andranno invece a processo i componenti della famiglia Ravetti. La Procura sembra intenzionata a ricorrere al rito immediato, anche in considerazione delle tantissime prove prodotte dai carabinieri ( le accuse vanno da vilipendio di cadavere alla truffa aggravata) nei mesi di indagini tra filmati e fotografie. I legali della famiglia Ravetti, chiusi in un silenzio stampa blindato, potrebbero giocarsi la carta del rito abbreviato per ottenere lo sconto di un terzo della pena. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
paolo la bua

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