Tempi d’attesa infiniti al de Lellis
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fonte:
- Il Messaggero
Per un’ ecografia all’ addome? Ripassi a giugno del 2012. Sembra impossibile, ma a Rieti, al de Lellis, accade anche questo. Ti senti male, hai bisogno di sottoporti ad un esame, ma al Cup della Asl ti senti rispondere che prima di dieci, dodici mesi, di effettuare la prestazione specialistica richiesta non se ne parla. Ne sa qualcosa un anziano commerciante di Leonessa, che nei giorni scorsi si è recato alla Asl per prenotare l’ esame che gli aveva richiesto il proprio medico di base, all’ indomani dell’ esito poco chiaro di alcune analisi del sangue. Quando l’ operatore gli ha spiegato che prima di dieci mesi, l’ esame non era disponibile, il 65enne si è ripreso la ricetta e senza proferire sillaba, ha abbandonato l’ ufficio di via delle Ortensie. Se fuori provincia non troverà di meglio, si rivolgerà ad una struttura radiologica privata, già individuata e contattata, ed espleterà l’ esame a pagamento. Costo complessivo dell’ operazione: 80 euro. Quanto accaduto non è certo una novità. L’ allarme di un possibile declassamento del de Lellis, lanciato nei giorni scorsi da alcuni comitati spontanei di cittadini e associazioni di volontariato, passa anche attraverso le notizie che arrivano dal fronte liste di attesa. Secondo la Regione, ad agosto, la Asl di Rieti è stata l’ azienda sanitaria con il numero di giorni di attesa più alto del Lazio riguardo all’ ecografia del capo e del collo: trecentoventinove giorni contro i 47 della Asl di Latina e i 220 di Frosinone, tanto per restare al di fuori della Capitale. Ma il confronto peggiora se si analizzano i tempi di attesa delle Asl romane, dove la stragrande maggioranza delle strutture ad esse riconducibili difficilmente oltrepassa quota 120 giorni. E sempre in agosto, altri esami risultano fuori legge presso il de Lellis. Per effettuare un ecocolordoppler dei tronchi sovraortici, ad esempio, bisogna attendere oltre 6 mesi, per un’ ecografia dell’ addome inferiore 5 mesi e mezzo, per un’ ecografia ostetrica 5 mesi. Quattro mesi e mezzo per una risonanza magnetica e un holter. Ancora, quattro per sottoporsi ai test allergologici. Il problema dei tempi di attesa coinvolge tutti, anche le persone che hanno la necessità di verificare in fretta il proprio stato di salute. Proprio come i malati di tumore. Per questi pazienti, attendere anche tre mesi, significa pregiudicare la loro stessa vita. Ma il Recup regionale non risponde alle loro esigenze, mentre i percorsi di priorità clinica messi in campo dalla Asl reatina, non sono mai decollati. Secondo il Codacons del Lazio c’ è solo un mezzo per dare fine a questo calvario: ricorrere alle aule giudiziarie. Secondo il coordinamento per la difesa degli utenti, se la prenotazione supera i 30 giorni per la specialistica e 60 per la diagnosi strumentale, si può chiedere il risarcimento. Nei mesi scorsi è stata presentata la prima causa pilota con l’ associazione Articolo32, ma visto l’ andazzo, c’ è da giurarci che ne seguiranno altre. RIPRODUZIONE RISERVATA.
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