20 Febbraio 2009

Telecanto Bonolis non ci sta

 A parte il nude-look con classe di Patty Pravo, a parte l’immancabile denuncia del Codacons contro la scarsa trasparenza del televoto, a parte Berlusconi che non si perde il Grande Fratello ma fa sapere di aver snobbato il Festival, la seconda serata di Sanremo lascia dietro di sé solo il tracciato dell’auditel e la scia delle polemiche tra la coppia Bonolis-Del Noce e la stampa vaticana. L’insalata tutta mista della manifestazione rivierasca tiene alta l’asticella degli ascolti e il Festival va: dodici milioni di telespettatori e il 41 per cento di share nella prima parte. Con le canzoni che passano senza eco, i siparietti comici senza pretese tra Bonolis e Laurenti, il belvedere del valletto israeliano con i capelli neri, gli occhi celesti e un sorriso da spot. Lavorando con mestiere, il conduttore omologa il Festival al suo modo di fare televisione, mescolando un po’ del suo programma di approfondimento («Il senso della vita»), al paradigma di base di un varietà canoro. Senza infamia e senza gloria. Eppure, prima l’Osservatore Romano e ora anche l’agenzia dei settimanali cattolici, la Sir, lo prende di mira e lo stronca con una critica dura e senza appello sparando a zero sulla qualità musicale, demolendo l’immagine del conduttore, assimilando le serate sanremesi al peggio della televisione: «mediocre qualità delle canzoni e un festival che non è per nulla lo specchio della società ma che, invece, è immagine edulcorata e falsa della tv». Tanto dura e senza appello da non salvare niente e nessuno, A modificare il giudizio negativo non è bastata la performance di Roberto Benigni, nemmeno citato. Chissà che la sua difesa dell’amore omosessuale non faccia parte «dell’acrimonia», come la definisce Bonolis, con cui i media vaticani bollano queste serate televisive. Né a insinuare qualche dubbio sulla qualità è bastata la lettura di un testo impegnato, inviato dallo scrittore Paolo Giordano (l’autore de «I numeri Primi»), e letto sul palco dell’Ariston dall’attore Alessandro Haber. Giordano descrive un uomo colpito dalla crisi economica, dalla disoccupazione, dalla vita che cambia, in peggio. E conclude con la speranza, che, almeno per un momento, una canzone possa aiutare ad addolcire la realtà. Né vale il ricordo di Fabrizio De Andrè affidato alla Pfm che suona «Bocca di rosa» e «Il pescatore» con due giovani star del cinema italiano, Accorsi e Santamaria, a cantarle. Bonolis non incassa, replica buttandola in politica, perché certo ognuno è libero di esprimere le proprie idee, ma «l’importante è che sia sulla vita che sulle canzoni si lasci ad ognuno la possibilità di averne di proprie». Allusione alle pretese della Chiesa di intervenire sulle scelte di vita, o di fine vita. Il povero Del Noce che si vede ignorato dal cavaliere e bacchettato dagli organi ufficiali della Chiesa, per riconsolarsi si attacca all’auditel («risultato eccezionale»). È fallita anche l’azione di disturbo tentata da Canale5 con consueta kermesse degli Amici di Maria De Filippi. Per infastidire il Festival l’ha tirata per le lunghe, al punto che quando le luci dell’Ariston si erano già spente, lei andava ancora in onda strappando quattro milioni di fan alla platea di Sanremo. Il minimo indispensabile per reggere la serata di Mediaset e niente di più.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this