19 Luglio 2017

Telecamere sui bagnanti. Videosorvegliato 1 stabilimento su 6

 

 

L’emergenza terrorismo è alta anche in estate e le misure di sicurezza aumentano dappertutto. Controlli rafforzati anche sulle spiagge dove sempre più stabilimenti hanno deciso di installare telecamere di sorveglianza. 2500 sono ad oggi gli occhi elettronici puntati sui bagnanti nel nostro Paese. Uno stabilimento balneare su sei ha un impianto del genere, sia per i vandalismi che in chiave antiterrorismo. A detenere il primato è la Liguria, dove una spiaggia privata su quattro, su un totale di 1200, ha videocamere che inquadrano strutture e clientela.
Un’idea partita per disincentivare furti e episodi di microcriminalità, ma che oggi è diventata uno strumento in più per controllare gli accessi e le situazioni di rischio in luoghi di ritrovo di massa. Nessuna disposizione istituzionale, né particolari servizi di controllo, quanto piuttosto una scelta che riguarda i singoli gestori delle strutture, condivisa da un numero sempre più ampio di imprenditori del settore.
In alcuni casi le telecamere sono collegate con le forze dell’ordine.
A Salerno è stato il Comune a installare gli impianti investendo due milioni di euro per risistemare l’arenile e metterlo al riparo dai vandali. E gli occhi digitali si stanno moltiplicando in Sardegna per inchiodare chi prova a sporcare, ma anche per garantire un punto di osservazione fisso sugli arenili a fini turistici. Come a Budoni dove si consiglia ai visitatori di consultare la webcam per scegliere la spiaggia meno affollata o controllare in diretta le condizioni di mare e vento.
A tutela della privacy è però già intervenuto il Codacons che si è rivolto al Garante per capire dove vengono puntate le telecamere e quanto la tutela di un bene privato può prevalere sui diritti delle persone. Si può inoltre profilare una questione relativa al controllo dei datori di lavoro sui dipendenti.
E le telecamere stanno prendendo sempre più piede dappertutto come a Roma dove il nuovo piano del Comune prevede di installarle per incastrare e multare chi abbandona rifiuti ingombranti per strada. Si tratta di un sistema già utilizzato da molte altre città, da Bologna a Savona, ma che per Roma ha una controindicazione: l’estensione della città e il numero dei cassonetti, 60 mila. Roma Capitale però ci vuole provare lo stesso partendo con una fase di sperimentazione che dovrebbe cominciare entro la fine dell’anno.
E non solo. Un nuovo sistema di video-sorveglianza sarà utilizzato anche contro gli ambulanti con una cabina di regia hi-tech e squadre di personale anti-intrusioni. Altre telecamere infine verranno posizionate nei pressi dei campi rom della Capitale

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