8 Luglio 2021

Tele del Tiepolo, arriva lo stop a Benetton Il ministero acquisisce i sette affreschi

 

I l ministero della Cultura blocca la vendita dei sette affreschi di Giandomenico Tiepolo ad Alessandro Benetton. Dopo nemmeno 48 ore dalla pubblicazione della notizia dell’aggiudicazione (seppur ancora temporanea) degli affreschi all’imprenditore trevigiano – per 1,85 milioni di euro – il ministero guidato da Dario Franceschini ha annunciato che eserciterà il diritto di prelazione sulle opere dichiarate, nel 1989, di interesse artistico e storico eccezionale. Una decisione giunta probabilmente anche in seguito alla pressione degli esperti del settore, delle istituzioni interessate e di una parte della politica, insorti per chiedere al ministro che intervenisse a tutela del patrimonio culturale e dell’interesse pubblico. Il ministero era a conoscenza da tempo dell’offerta con cui il secondogenito di Luciano Benetton si voleva assicurare le sette opere appartenenti a Camillo e Giovanni Franco, ma lo stop è stato deciso solo ieri nel tardo pomeriggio. L’annuncio è stato dato dal segretario generale del ministero della Cultura, Salvatore Nastasi: «Dopo un’attenta valutazione da parte della Soprintendenza di Rovigo, Verona e Vicenza, l’assenso della Direzione generale archeologia, belle arti e paesaggio e il parere positivo espresso oggi dal Comitato tecnico scientifico per il patrimonio storico e artistico, il ministero della cultura eserciterà il diritto di prelazione sulle 7 opere di Tiepolo, che arricchiranno il patrimonio culturale pubblico». La serie di sette affreschi di Giandomenico Tiepolo, applicati su tela e provenienti da Palazzo Valmarana Franco di Vicenza, probabilmente rimarrà al Palladio Museum, ma di questo se ne discuterà nei prossimi giorni. La bellezza di Ercole e Cerbero incatenato, la potenza di Giove; la figura femminile con la clava è ancora Ercole e l’Idra, Ercole sul rogo, il Satiro con vaso di fiori e il Satiro con vaso e satiressa con tamburello non erano sfuggiti all’occhio di Alessandro Benetton. Appresa la notizia, l’esperto e appassionato di arte non ha voluto rilasciare nessuna dichiarazione. Continuerà a sostenere il gruppo di giovani guidati da Davide Vanin che a settembre apriranno a Treviso il Cantiere Art Gallery. Tornando alle sette meraviglie. Dopo averle prestate gratuitamente al Palladio Museum che dal 2017 le ospita nelle sale di Palazzo Barbaran da Porto, i nipoti di Fausto Franco, colui che l’8 maggio del 1945 salvò le opere dalla bomba che colpì Vicenza durante la Seconda Guerra Mondiale, avevano dato la loro disponibilità a venderle, rendendole di fatto non più accessibili al pubblico. La notizia, pubblicata nei giorni scorsi da Tomaso Montanari su Il Fatto Quotidiano, aveva scatenato una polemica infuocata. Il giornalista e rettore dell’Università per stranieri di Siena, nonché presidente del comitato scientifico per le Belle arti del ministero, aveva sollevato infatti la questione sulla fruibilità pubblica di alcune opere ritenute patrimonio collettivo anche se appartenenti a un privato.I primi a reagire erano stati il sindaco di Vicenza Francesco Rucco che non aveva perso tempo scrivendo subito a Franceschini, seguito da Codacons, Movimento Cinque Stelle e dalla senatrice Bianca Laura Granato di L’Alternativa c’èè, tutti infuriati nel sapere che all’improvviso le opere dell’artista veneziano potessero scomparire improvvisamente dallo sguardo della cittadinanza. Fino all’ultimo il ministero ha celato la sua decisione per poi annunciare quello che (quasi) tutti speravano: le sette tele del Tiepolo diventano proprietà dello Stato.

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