22 Ottobre 2014

Tecnico in sala operatoria: le carte al vaglio di Mota

Tecnico in sala operatoria: le carte al vaglio di Mota

di Erasmo MARINAZZO Lo “specialist” non avrebbe dovuto aiutare il cardiochirurgo in sala operatoria all’ ospedale di Copertino. C’ è scritto questo nella lettera della società Boston Scientific” arrivata il 22 aprile scorso alla direzione della Asl di Lecce. La lettera che il direttore generale Valdo Mel lone ha allegato alla segnalazione inviata in Procura per riferire fatti, circostanze e anomalie messe in rilievo dal servizio giornalistico di domenica sera del programma tv “Report” sull’ intervento chirurgico del 18 novembre dell’ anno scorso nell’ ospedale “San Giuseppe”. La lettera e la segnalazione, dunque. Sono le prime “carte” sul tavolo del procuratore capo Cataldo Motta dell’ inchiesta: costituiscono il punto di partenza di tutti gli accertamenti necessari per stabilire se l’ intervento del tecnico -consulente nel riposizionamento del pacemaker nel cuore di un paziente configuri l’ ipotesi di reato di esercizio abusivo della professione medica. Questo, ma non solo. Si tratta di capire il ruolo avuto dallo “specialista di prodotto” della Boston Scientific: un infermiere professionale di 41 anni. Un salentino: Fabio Tridici, di Supersano. Consapevole di poter avere presto bisogno di un legale, Tridici ha dato incarico agli avvocati Luigi ed Alberto Corvaglia di seguire tutti gli sviluppi che potrebbe prendere l’ intera vicenda. Anche l’ eventuale apertura di un fascicolo che possa riguardarlo. L’ inchiesta dovrebbe, quindi, prendere le mosse dalle indicazioni fornite dal direttore generale della Asl e delle ragioni comunicate dalla “Boston Scientific” sul procedimento disciplinare aperto contro Tridici e conclusosi poi con la cessazione del rapporto di lavoro. Valdo Mellone fa presente che nel filmato girato in sala operatoria lo “specialist” inserisce l’ elettrocatetere assistito dal medico di Cardiolologia e da un infermiere professionale. Il manager va oltre e trasmette anche i nomi delle persone presenti in sala operatoria: il cardiochirurgo Michele Galluccio Me zio, 60 anni, originario di Gala tina ma residente a Lecce, andato in pensione il 29 settembre scorso e, dunque, dieci mesi dopo quell’ intervento. E un’ infermiera di 42 anni, di Galatone. Non meno ricca di spunti investigativi è la lettera della Bo ston Scientific a firma dell’ amministratore delegato Raffaele Stefanelli. Quelle 15 righe fatte arrivare alla Asl ancora prima che il caso dello “specialist” fosse sollevato da “Report”: aiutò il medico durante l’ intervento, così scriveva l’ amministratore sulla scorta di quanto riferì un altro dipendente della “Boston” presente anche lui in sala operatoria quel giorno. Glielo avrebbe chiesto lo stesso cardiochirurgo nel momento in cui si era creata un’ emergenza, precisa l’ amministratore. Il che non rientrava nelle mansioni impartite dalla “Boston Scientific”, secondo quando fa capire Stefanelli. Resta da capire se il procuratore Motta formerà il fascicolo dell’ inchiesta inserendo anche i nomi degli indagati. O se sarà necessario acquisire prima il filmato, la cartella clinica del paziente e tutta la documentazione necessaria a capire che ruolo abbia avuto lo “specialist” Tridici durante quell’ intervento al cuore. Nel frattempo, il cardiochirurgo Michele Mezio Galluccio ribadisce la linea. «Non intendo commettere l’ errore di chi, pur premettendo di riservare ogni giudizio all’ esito di un’ attenta valutazione, finisce per alimentare la confusione – scrive l’ avvocato Giuseppe Bonsegna nelle vesti di legale – ho letto il comunicato stampa del direttore generale della Asl e devo dire che appare già chiaro che l’ aiuto dato al medico dal collaboratore dell’ azienda costruttrice di cui si parla – la cui presenza in sala operatoria, durante la procedura d’ impianto di defibrillatori e pacemaker bi ventricolari, è costante proprio perché può rendersi necessario non solo il controllo tecnico delle apparecchiature nel caso qualcosa non funzioni, ma anche la scelta di elettrocateteri ed introduttori a seconda della anatomia del cuore del paziente – non è stato sostitutivo dell’ attività del medico responsabile dell’ intervento. Che mai, – si ripete – mai, ha smesso di operare». Un’ intervento d’ emergenza quello mandanto in onda nel servizio di “Report”, secondo l’ avvocato del cardiochirurgo. «L’ emergenza ha imposto non il posizionamento bensì la necessità di sbloccare il catetere che si era bloccato all’ interno dell’ introduttore. E l’ ausilio del tecnico era necessario ed indifferibile per scongiurare pericoli mortali ed immanenti». Per un paziente che, ricordiamolo, sta bene, come recitava il comunicato Asl. gistratura a far emergere situazioni degenerate che un sistema sanitario serio e strutturato sarebbe nelle condizioni di evitare». Come già ieri Codacons e Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, anche Forza Italia punta il dito sulla mancanza, secondo il suo punto di vista, di «controlli efficaci ed efficienti per garantire un minimo di qualità e, come in questo caso, di legalità e a nulla possono servire gli sforzi dell’ assessore regionale Donato Pentassuglia». Ma il quaderno dei “dolori e delle pene” non si chiude qui. «Il direttore generale dell’ Asl ha inviato le carte in Procura dopo che è scoppiato il caso – rimproverano i consiglieri – è un atto dovuto, ma altrettanto dovuto era controllare sul servizio. Questo vale per Lecce come per tutta la Puglia, dove in ogni azienda sanitaria vige l’ anarchia e giornalmente emergono disfunzioni come è accaduto nel caso dell’ azienda barese. A questo punto, è chiaro come, la gestione politica della sanità, sia assolutamente deficitaria e lo diciamo da tempo. Ci auguriamo – concludono – che il centrodestra vinca le prossime elezioni per dare una sterzata forte e vigorosa alla sanità pugliese, ormai in completo default».
 

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