2 Settembre 2011

“Tbc, per avere ospedali sicuri verranno riscritti i protocolli”

ROMA – Nessuna epidemia, una campagna di prevenzione nelle scuole e la necessità di riscrivere il protocollo di sicurezza negli ospedali per evitare che casi simili a quelli del Gemelli possano ripetersi. Il presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, ha le idee chiare sui prossimi passi da compiere. Presidente Polverini, su 1358 visite e 1128 test pervenuti sono 96 i neonati risultati positivi, si può parlare di epidemia? «Assolutamente no, lo dicono gli esperti dell’unità di coordinamento e lo ha affermato anche Giovanni Rezza, direttore del dipartimento Malattie Infettive dell’Iss: i bimbi positivi non sono malati, non possono contagiare quindi non può parlarsi di epidemia. E poi lo dicono anche i numeri». Ossia? Quali numeri? «La media dei bimbi risultati positivi è dell’8,5 per cento, inferiore alla media standard che ha fissato l’Organizzazione mondiale della sanità, ossia il 12 per cento». Tutte le famiglie sono state contattate per fare il test? «Al 31 agosto, così come previsto, sono stati tutti contattati e quella piccolissima percentuale che per vari motivi non ha risposto verrà richiamata» . I test sono stati estesi fino ai bimbi nati a gennaio «Le linee guida parlano di un tempo dal primo sintomo del paziente a ritroso che va dalle 8 alle 12 settimane. L’unità di coordinamento aveva deciso di andare alle 8 settimane. Riscontrando i casi si è andati ancora più indietro e ora siamo al massimo che le linee guida raccomandano per la garanzia della salute». Il contagio al Gemelli è comunque un caso che deve far riflettere sui sistemi di prevenzione «È un caso che ricorda come vecchie patologie che l’Italia aveva dimenticato possano riemergere. Così come specificato nella circolare inviata dal ministro Fazio, abbiamo chiesto alle Asl di avere dalle strutture informazioni misure di prevenzione che vengono applicate, sia per i malati che per i dipendenti . La prossima settimana sarà io stessa a portare i risultati al ministro» Un’occasione per rivedere l’attuale protocollo nazionale che non prevede il test obbligatorio della tubercolosi per medici e infermieri? «Nell’incontro con il ministro cercherò di sentire cosa si intende fare, è evidente che davanti a patologie che riemergono bisognerà adottare misure che avevamo abbandonato». Reputa tempestiva la reazione della Asl Roma E e del Gemelli? «Sì, lo dimostrano i dati: nel 2003 a New York ci fu un caso simile, su 613 contagiati solo 227 furono rintracciati e sottoposti al test, cioè il 37 per cento. Nel nostro caso in 12 giorni i test sono stati pari all’83 per cento». Il Tar, a seguito della richiesta del Codacons, ha convocato per oggi la Regione Lazio sulla composizione della Commissione d’indagine della Regione. «Non so se è arrivata la convocazione. La Regione farà la sua parte. Posso solo dire che i componenti della commissione sono i migliori esperti del settore, dipendenti da strutture pubbliche che non sono coinvolte nel caso». Sembra che l’infermiera fosse risultata positiva al test della tubercolosi anche nel 2004 «Parliamo di indiscrezioni che non mi permetto di commentare. Solo dalla Procura e dalla commissioen interna sapremo la verità». Alcune mamme che avevano previsto di partorire al Gemelli hanno cambiato idea « Mi dispiace perché per noi il Gemelli è e deve rimanere una struttura di eccellenza. Mi rendo conto che le mamme possano avere qualche timore, per questo ho chiesto di accelerare i test». Verrà fatto qualcosa anche nelle scuole? «C ome Regione, indipendentemente da questo caso, stavamo già immaginando una campagna di prevenzione per formare la cultura della prevenzione e il caso del Gemelli ci induce a farlo con maggiore forza». RIPRODUZIONE RISERVATA.

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