9 Settembre 2011

Tbc, l´allarme del vicesindaco Belviso “Test a tutti i bimbi curati dall´infermiera”

Tbc, l´allarme del vicesindaco Belviso "Test a tutti i bimbi curati dall´infermiera"
 

Aveva cercato di tranquillizzare tutti il ministro della Salute Ferruccio Fazio. «Nessuna epidemia di Tbc in Italia, e i bimbi postivi al test, nati al Gemelli, grazie alla profilassi non avranno conseguenze». Sarà. Ma il Codacons non cede davanti a tanto ottimismo e ieri è partito all´attacco del ministro. «Chissà se Fazio avrebbe detto le stesse cose se a vivere quest´incubo fosse stato un suo nipotino», dice l´associazione dei consumatori che in questo ultimo mese, da quando il caso tubercolosi al nido dell´ospedale è scoppiato, ha preso le difese di bimbi, madri e padri finiti nel "tritacarne" di esami e profilassi. «Evidentemente il ministro non ha ancora letto il bugiardino dell´antibiotico che i bimbi "positivi" dovranno assumere per diversi mesi – afferma il presidente Carlo Rienzi – Altrimenti avrebbe appreso che tra gli effetti indesiderati del farmaco, sono tantissimi. E giù con l´elenco. Che è lunghissimo, come accade del resto per la maggior parte dei medicinali. Anche se in questo caso, si tratta di pazienti tra i 5 e i 10 chili, nati da pochi mesi, con un organismo ancora in formazione». Controindicazioni che spaventerebbero qualsiasi genitore. E a proposito di genitori, l´associazione fa sapere che aumenta il numero di quelli «decisi a far valere i propri diritti e a chiedere il giusto risarcimento danni ai responsabili». Risarcimento che secondo il Codacons potrà arrivare, in alcuni casi, anche a mezzo milione di euro. Ieri, sul caso Tbc è intervenuta Sveva Belviso, assessore alle Politiche sociali, nonché vice sindaco e madre di tre figli. Ha chiesto maggiori sforzi e indagini più prolungate. Questo, dopo la denuncia del papà di un bimbo nato l´8 dicembre 2010, risultato positivo al test. Il caso è inquietante, il periodo di dicembre è stato finora escluso dallo screening perché considerato non a rischio. «Credo che nella vicenda della Tbc occorra fare uno sforzo ulteriore – dice la Belviso – Penso che si debba andare indietro nel tempo con i controlli fino ad arrivare al mese in cui è partito tutto, in cui non si registrano casi di bambini infetti, dal momento che non si sa da quanto tempo l´infermiera sia stata a contatto con i bambini. Altrimenti ci perdiamo qualcosa». Immediata la replica dell´Unità di Coordinamento per il controllo della tubercolosi, istituita dalla Regione. «Tutte le scelte effettuate sono basate sulle linee guida nazionali ed internazionali, oltre che su numerose ed importanti evidenze presenti nella letteratura scientifica mondiale in materia», spiegano dal coordinamento. E ancora: «Per quanto riguarda i bambini inseriti nel programma di controllo, l´intervallo 1 gennaio 2011-28 luglio 2011 è stato definito secondo le indicazioni delle linee guida che raccomandano di prendere in considerazione un periodo di 8-12 settimane precedenti alla data di comparsa della sintomatologia, nel caso indice fino al momento di interruzione del possibile contatto».
 

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