Tbc, interrogata l´infermiera positiva ai test già nel 2004
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fonte:
- la Repubblica
Contagiata già sette anni fa. Nel 2004, quando l´infermiera al centro dell´inchiesta sulla Tbc al Gemelli era risultata per la prima volta positiva al test sulla tubercolosi. Se è ancora presto per parlare di omissioni nella macchina dei controlli, appare sempre più evidente che qualcosa, nella lunga catena dei protocolli sulla sicurezza, non ha funzionato. E che le precauzioni necessarie a garantire lo stato di salute del personale medico del policlinico non sono state tutte messe in atto. Un´ipotesi che emerge dai primi accertamenti di un´inchiesta che è solo agli inizi, ma che ora è sul tavolo degli inquirenti che cercano di fare luce su una vicenda che ha disseminato il panico tra tanti genitori dei nati al Gemelli. Nel fascicolo ancora non ci sono ipotesi di reato e indagati, ma i magistrati e i carabinieri del Nas sono al lavoro costantemente. Gli inquirenti stanno in questi giorni analizzando tutta la documentazione acquisita dai Nas. Cartelle cliniche, referti e turni presenze dalle quali sarebbe emerso che la donna non era stata sottoposta a visite in tempi così recenti. Un dettaglio fondamentale per fare luce su una eventuale mancata aderenza a quanto previsto dalla legge da parte del Gemelli. E che sarà determinante per fare il punto sulle operazioni di verifica e sulla possibilità di estendere ulteriormente i test. Ma soprattutto un aspetto che i magistrati di piazzale Clodio titolari del fascicolo, hanno cercato di chiarire meglio davanti alla stessa infermiera, ascoltata ieri come persona informata sui fatti. Un lungo interrogatorio, durato quasi quattro ore, tra le mura del reparto malattie infettive dello Spallanzani, dove la donna è ricoverata da settimane. È dalla sua stanza, senza vetro di separazione, che ha dovuto rispondere alle domande del procuratore aggiunto Leonardo Frisani e del pubblico ministero Alberto Pioletti muniti di mascherine e camici protettivi. «Non sono un´untrice» – avrebbe detto agli inquirenti, raccontando tutto il suo senso di colpa e di sentirsi responsabile per una vicenda che cresce con il passare dei giorni. I pm hanno chiesto conto dei tempi e delle modalità del contagio: come si sono sviluppati i primi sintomi e quali precauzioni sono state prese dal policlinico, soprattutto in considerazione del fatto che la donna lavorava, da un anno e mezzo, in un reparto delicato come quello neonatale dove sarebbe avvenuto il contagio. Una corsia che, visti i pazienti, richiederebbe standard di sicurezza ancora più alti. Agli inquirenti la donna ha fornito la propria ricostruzione che, non sembra coincidere, però, con la versione della struttura sanitaria. Sotto accusa, in particolare, quel test positivo del 2004. Un risultato che il Gemelli ha spiegato dicendo che la donna, come tutto il personale, era stata sottoposta al vaccino: fu quella la giustificazione fornita per spiegare il dato. Ma l´elemento non convince chi indaga, anche alla luce del fatto che il marito, risulterebbe aver contratto la tubercolosi. Quel dato, dunque, potrebbe aprire nuovi scenari: il contagio potrebbe essere avvenuto tra le mura domestiche, ma anche nel contatto con un altro paziente. Si allarga così lo spettro temporale delle indagini: si scava fino al 2004. Sentito ieri pomeriggio anche un medico del policlinico: anche per lui, come per molti suoi colleghi in servizio nei vari reparti in cui la donna ha lavorato, un interrogatorio di due ore davanti ai magistrati.
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