Tbc, Codacons: “Il marito dell’ infermiera lavorava in struttura collegata al Gemelli”
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fonte:
- Repubblica.it
"Secondo alcune indiscrezioni raccolte dal Codacons, il marito dell’ infermiera avrebbe lavorato come operatore socio-sanitario presso Villa Speranza, struttura connessa al Policlinico Gemelli e dedicata alla cura dei malati oncologici, e avrebbe preso parte ad un concorso presso la Asl Rm B. Appare quanto mai singolare che ora di tale Massimo P. nessuno sappia nulla, né il Gemelli né la Regione Lazio, cui spetta il compito di controllo e vigilanza sulle strutture sanitarie del territorio, comprese quelle convenzionate con il SSN". E’ l’ ultima rivelazione dell’ associazione dei consumatori sul caso di Tbc esploso al policlinico Gemelli. Il Codacons prosegue: "Ancora nessuna risposta da parte della Regione Lazio ai quesiti sul caso Tbc al Gemelli posti ieri dal Codacons. Così l’ associazione, costituendosi parte civile attraverso gli avvocati Alessia Stabile e Claudio Coratella e utilizzando la legge sulle informazioni difensive, ha convocato per il giorno 14 settembre sia la governatrice Renata Polverini, alla quale verranno poste domande sul caso tbc e sulla gestione delle emergenze sanitarie nel Lazio da parte dell’ ente, sia il marito dell’ infermiera del Gemelli, Massimo P., al fine di avere esatte informazioni sui reparti e sugli ospedali presso i quali lo stesso ha lavorato come infermiere, prima, durante e dopo la malattia contratta". "E’ di tutta evidenza come si renda necessario conoscere nel dettaglio le strutture dove ha lavorato l’ infermiere Massimo P., ed effettuare accertamenti anche su chi ha avuto contatti con il soggetto, in modo da verificare ulteriori contagi e delimitare una possibile epidemia – afferma il presidente Carlo Rienzi – La vita di chi è stato contagiato, infatti, è continuamente a rischio, perché la malattia può esplodere compromettendo pleura e polmoni. Per questo è indispensabile individuare coloro che, essendo entrati in contatto con soggetti malati, potrebbero risultare postivi ai test". "E proprio l’ elevato numero di soggetti ad oggi risultati postivi ai controlli escludono per l’ associazione la fattispecie di lesioni colpose – sostiene il Codacons – I reati per cui procedere sono quelli di epidemia e di disastro colposo, motivo per cui il Codacons ha presentato in tal senso oggi una formale richiesta ai Pm che indagano sulla vicenda e alla Procura Generale della Corte di Appello di Roma. Si legge nella richiesta dell’ associazione: ‘affinché il reato di epidemia si configuri è necessario che la condotta, consistente nella diffusione di germi patogeni, cagioni un evento definito come la manifestazione collettiva di una malattia infettiva umana che si diffonde rapidamente in uno stesso contesto di tempo in un dato territorio, colpendo un rilevante numero di persone. L’ evento che ne deriva, quindi, è al contempo un evento di danno e di pericolo, costituendo il fatto come fatto di ulteriori danni possibili, cioè il concreto pericolo che il bene giuridico protetto dalla norma, rappresentato dall’ incolumità e dalla salute pubblica, possa essere distrutto o diminuito […] E’ altresì configurabile il reato previsto dall’ art. 449 c.p. Infatti il delitto di disastro colposo richiede un avvenimento grave e complesso con conseguente pericolo per la vita e l’ incolumità di persone indeterminatamente considerate al riguardo; è necessaria una concreta situazione di pericolo per la pubblica incolumità nel caso della ricorrenza di un giudizio di probabilità relativo all’ attitudine di un certo fatto a mettere in pericolo un numero di persone, anche se appartenenti a categorie determinate di soggetti’".
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