28 Agosto 2011

Tbc, altri dieci casi La rabbia dei genitori “Saputo per caso”

 

 
Non si arresta il trend delle risposte positive ai test della tubercolosi. Ieri, sono emersi altri dieci casi, che portano così a 34 il totale dei bambini, nati al Policlinico Gemelli e venuti a contatto con il batterio della Tbc. Si tratta di 3 femmine e di 7 maschi, visitati nelle strutture preposte venerdì. Tre sono nati a marzo, tre a maggio, tre a giugno e uno a luglio. I prossimi controlli, su 170 neonati, sono in programma per lunedì negli ambulatori del Bambino Gesù, del San Camillo e del Gemelli. Ad oggi, il call center della Asl ha fissato 1.186 appuntamenti (su un totale di 1.479 famiglie), di cui 104 tra i nati a febbraio. Proprio sulle loro visite saranno puntati gli occhi dell’ unità di coordinamento e della Commissione d’ indagine (che si insedierà domani nel primo pomeriggio): se i test sui nati a febbraio saranno positivi, allora si dovrà ampliare ai partoriti a gennaio e poi a quelli degli ultimi mesi del 2010. Il che comporta però un piano preciso e puntuale, da mettere a punto già martedì prossimo, che tenga conto dei contatti esterni che può aver avuto un bimbo di otto mesi. E, più aumentano i casi positivi, più crescono le ansie e le attese che tormentano i sonni dei genitori dei bambini coinvolti, loro malgrado, nell’ allarme tubercolosi. C’ è chi ha saputo dell’ emergenza dai giornali, chi non è stato chiamato per il controllo e chi non si sente affatto rassicurato dalle parole della presidente Polverini. Alcuni hanno lasciato i loro pensieri e hanno dato voce ai loro timori sulla bacheca del Corriere on line. «Ho appreso la notizia dal giornale: nessuna chiamata, nessuna lettera – ha scritto Laura Passacantando -. Passata la prima fase di panico, mi sono attivata per reperire i numeri utili… Ma utili a cosa? A sapere che il nome del mio bambino è inserito in una lista? Così abbiamo provveduto privatamente, pregando che Andrea fosse negativo al test». E fortunatamente lo è, ma la rabbia di mamma cresce alla notizia «del numero di bambini contagiati. Mi sembra assurdo! Indecoroso!». Tanti i messaggi di risposta e di solidarietà che le sono arrivati. «Nemmeno noi siamo stati chiamati e non staremo ad aspettare che qualcuno si accorga che esistiamo. Provvederemo in via privata», le risponde un papà, che poi si rivolge alla governatrice: «Se permettete, voglio qualcuno che sia davvero rappresentativo del settore a dire onestamente le cose come stanno, certamente non lei, che stimo essere persona senza competenza alcuna in materia». Al fianco delle famiglie si schiera anche il Codacons: «Secondo la giurisprudenza della Cassazione, tutti i familiari di bambini che sono stati a rischio di contagio, anche se non lo hanno subito, possono chiedere i danni al Gemelli per la paura e il rischio corso – informa l’ associazione dei consumatori -. Abbiamo messo a disposizione uno staff di legali e medici che esaminerà gratuitamente i casi per decidere se agire contro l’ ospedale». 
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