22 Settembre 2011

Tbc al Gemelli, sette indagati

Tbc al Gemelli, sette indagati
 

Sono sette gli iscritti nel registro degli indagati nell’ inchiesta sui casi di tubercolosi al Policlinico Gemelli di Roma. Secondo il procuratore aggiunto Leonardo Frisani e il pm Alberto Pioletti, il sistema di controllo dell’ ospedale non ha funzionato in maniera efficiente, mettendo così a rischio la salute di oltre cento bambini nati nel 2011 all’ interno della struttura. In particolare, gravi mancanze sarebbero riconducibili alla gestione delle visite di controllo del personale medico e infermieristico, visto che per ben sei anni l’ infermiera del reparto di neonatologia, risultata positiva alla tbc nel 2005 e ritenuta poi causa del contagio, non è mai stata sottoposta a nessun controllo (che invece doveva essere effettuato già dopo un anno o almeno ogni due anni come da prassi). L’ infermiera, che venne contagiata nel reparto di fisiopatologia polmonare dove all’ epoca lavorava, si è poi trasferita nel 2010 nel reparto di neonatologia. Il ceppo del virus della malattia contratto dalla donna sarebbe, quindi, la causa della positività alla tbc riscontrata nei bambini nati nel 2011. Secondo la Procura di Roma tale positività costituisce un fattore che porta alla malattia e per questo motivo per i sette indagati sono stati ipotizzati i reati di epidemia colposa e lesioni colpose. I magistrati, per il momento, hanno deciso di non attribuire alcuna ipotesi di reato al direttore sanitario, ma di individuare la catena di responsabilità di natura amministrativa: il datore di lavoro (che ha il compito di delegare le attività di controllo e visita periodica di chi lavora in ospedale), due suoi delegati (uno responsabile del reparto di neonatologia, l’ altro con compiti amministrativi), due medici e un coordinatore (i tre materialmente incaricati di provvedere alle visite periodiche del personale sanitario) ed infine il medico di base della Asl che aveva in cura l’ infermiera. La donna è stata sentita a suo tempo dagli inquirenti, ma nella vicenda non compare né tra gli indagati, né come persona offesa, non avendo manifestato alcuna intenzione di procedere contro l’ ospedale. I pm procederanno nei prossimi giorni con gli interrogatori, mentre il Gemelli, che ieri ha espresso «piena fiducia nella magistratura e volontà di piena collaborazione», ha istituito anche una commissione di esperti di fama internazionale, già al lavoro per fare maggiore chiarezza sulla diffusione dell’ infezione. Ma le polemiche nate attorno alla vicenda non si placano. Il Codacons ha fatto sapere che si rivolgerà alla Procura ritenendo insufficiente la documentazione depositata dalla Regione Lazio al Tar. Il Tribunale aveva accolto il ricorso dell’ associazione che difende le famiglie dei bambini coinvolti e aveva ordinato all’ ente di produrre carte utili sulla vicenda. Nel frattempo è andato in scena anche un botta e risposta tra Ignazio Marino, presidente della Commissione parlamentare d’ inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale e la governatrice del Lazio, Renata Polverini. «Servono maggiore trasparenza e chiarezza. Quali sono i protocolli di screening per la prevenzione della tbc adottati negli ospedali del Lazio? Sono applicati con regolarità?», ha chiesto il senatore del Pd. «Stiamo rispondendo a tutte quelle istituzioni preposte a questa materia e soprattutto a quelle che saranno le richieste se ci saranno della magistratura, nelle sedi opportune diamo tutte le risposte che dobbiamo… siamo certi che la magistratura farà chiarezza», è stata la risposta della presidente della Regione. Per Marino, però, non è sufficiente.

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