7 Marzo 2012

TBC AL GEMELLI: IL CODACONS ENTRA NEL PROCESSO COME PARTE OFFESA

TBC AL GEMELLI: IL CODACONS ENTRA NEL PROCESSO COME PARTE OFFESA

I PERITI RISPONDONO AI QUESITI POSTI DALLA PROCURA: L’INFERMIERA NON FU CONTAGIATA DAL MARITO, E I CONTROLLI MEDICI SULLA STESSA FURONO INIDONEI RISPETTO ALLE SUE MANSIONI

LA MALATTIA DELLA BAMBINA CONTAGIATA E’ RICONDUCIBILE CON CERTEZZA ALL’INFERMIERA

Il Codacons entra come parte offesa nel procedimento aperto dalla Procura della Repubblica di Roma nell’ambito della vicenda della TBC al Gemelli. L’associazione – che come noto assiste centinaia di genitori i cui bimbi, nati presso il nosocomio, sono risultati positivi ai test – potrà così intervenire nella varie fasi del processo e svolgere un ruolo attivo nella difesa degli utenti coinvolti nello scandalo sanitario.
In tale nuova veste, il Codacons ha avuto accesso ai quesiti posti ai periti nominati dalla Procura (prof. Claudio Maria Sanguinetti e prof. Luigi Cipolloni), i quali hanno avuto il compito di svolgere accertamenti medico-legali sull’infermiera malata da cui è scaturito il caso, onde rispondere ad una serie di quesiti.
La relazione medico-legale depositata dai periti non lascia dubbi. I due esperti infatti, affermano sostanzialmente che:

– la patologia di cui era affetto il marito dell’infermiera non aveva forma infettiva  contagiosa e pertanto non era rilevante nella patogenesi della malattia tubercolare della moglie;
– è probabile che l’infermiera si sia ammalata a seguito di un contatto con un paziente affetto da tbc contagiosa;
– la frequenza dei controlli sanitari sull’infermiera è stata inidonea rispetto alle mansioni assegnate alla stessa;
– la bambina risultata contagiata presenta una malattia grave e riconducibile con certezza a quella dell’infermiera;
– in caso di effetti collaterali legati alla terapia seguita dai circa 120 bambini risultati positivi ai test, si configurerebbe la fattispecie di malattia penalmente rilevante.

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