TBC AL GEMELLI : GRAVISSIME RISULTANZE DELL’ INCHIESTA DI CODACONS E ARTICOLO32. IL MARITO DELL’INFERMIERA AVEVA AVUTO LA TBC NEL 2004
GRAVISSIME OMISSIONI DEL GEMELLI CHE NON HA FATTO LE ANALISI ANCHE ALLE MAMME CHE ALLATTAVANO NEL NIDO E CHE ORA DEVONO ASSOLUTAMENTE SOTTOPORTI AI CONTROLLI DI RITO
IL CODACONS CHIEDE ALLA REGIONE DI INSERIRE NELLA COMMISSIONE NOMINATA I CONSULENTI SANITARI DEL CODACONS E FORNIRE LE GENERALITA’ DELL’INFERMIERA PER DARE LA POSSIBILITA’ A CHI E’ VENUTO IN CONTATTO CON LEI DI CONTROLLARSI: IL CODACONS FORNIRA’ AI GENITORI TALI GENERALITA’ PREVIO CONTATTO DIRETTO CON L’ASSOCIAZIONE E DIMOSTRAZIONE DELLA NECESSITA’ DI CONOSCERE TALI DATI
Il CODACONS ha concluso la propria inchiesta sui gravi fatti del Gemelli, e ha accertato che l’ infermiera R.P. da due anni e mezzo era nel reparto neonatale, e siccome la consulenza resa al CODACONS dal prof. Emilio De Lipsis ha attestato che il bacillo ha una incubazione di oltre 10 anni (e pare impossibile che nessuno in tanti anni se ne sia accorto) l’associazione ha chiesto alla presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, di far identificare tutti , bambini e adulti , che negli ultimi due anni e mezzo (ma anche prima negli altri reparti) hanno avuto contatto con essa (purtroppo si tratta di migliaia di persone) e controllare la loro eventuale positività alla malattia. L’associazione ha anche chiesto alla Polverini di inserire nell’apposita commissione di esperti anche il prof. Emilio De Lipsis.
In un nuovo esposto presentato oggi alla Procura della Repubblica, il CODACONS – assieme all’associazione specializzata nella tutela del diritto alla salute, ARTICOLO32 – mentre si costituisce come parte offesa per i danni alla collettività, chiede di agire contro l’Ospedale in base alla responsabilità penale degli enti prevista dalla legge del 2003, e chiede di sequestrare i dati sulle presenze nel reparto degli ultimi tre anni e far avvisare le persone interessate della possibilità di malattia. Inoltre il CODACONS ha chiesto alla Regione di rendere pubbliche le generalità dell’ infermiera – poiché il diritto alla salute di chi deve sapere se ha incrociato la stessa e può saperlo solo se viene resa nota la sua identità, supera il diritto alla privacy che la tutela – e si dichiara pronto a fornire tali generalità a chi documenterà di averne effettiva necessità per essere stato nel reparto negli ultimi due anni e mezzo. Per ottenere tali dati basta prendere appuntamento con lo staff legale , coordinato dall’avv. Alessia Stabile, che è stato messo a disposizione delle famiglie per fare causa per i danni ai responsabili.
Intanto nell’esposto alla Procura si rivela un dato clamoroso: il marito dell’infermiera avrebbe avuto la TBC nel 2004 e desta sconcerto che il Gemelli non abbia fatto le visite periodiche obbligatorie alla dipendente ogni anno , visto che sarebbe bastata una radiografia per verificare la presenza del morbo. “E’ sconcertante – ha dichiarato il presidente del CODACONS Carlo Rienzi – che non siano state controllate anche le centinaia di mamme che hanno allattato nello stesso nido dove si trovavano i neonati e come loro a contatto con il morbo”.
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