3 Settembre 2011

Tbc, “ai genitori nessuna menzogna”

Il Policlinico Gemelli: controlli rigorosi
 «Nessuna menzogna». Il Policlinico Gemelli di Roma sul caso Tbc non ha «mai mentito ai genitori », di cui ogni lavoratore della struttura «sinceramente comprende e condivide ansie e motivi di disagio». E sin dalla prima segnalazione del caso dell’ infermiera affetta dal batterio ha risposto «con adesione piena » e «partecipato attivamente» all’ azione intrapresa dalla Asl e dalla Regione Lazio, «avviando una serie estesa di rigorosi controlli». Con una lunga nota ufficiale, l’ ospedale ieri ha risposto alle accuse lanciate negli ultimi giorni e in particolare a quella dell’ avvocato e parlamentare di Futuro & Libertà, Giulia Bongiorno, che insieme con altre sei coppie di genitori ha intrapreso una class action contro il Gemelli. Tra i bimbi nati al Policlinico da inizio anno ad oggi – e quindi sottoposti a controllo in seguito al caso dell’ infermiera malata di tubercolosi – c’ era anche il figlio della parlamentare (risultato negativo ai test) e quest’ ultima sarebbe stata rassicurata circa la buona salute del piccolo da un operatore dell’ ospedale: «Mi è stato detto – ha dichiarato la parlamentare- : non si preoccupi, suo figlio è nato a gennaio e lei non può rientrare nelle indagini di approfondimento perché l’ infermiera in questione ha cominciato a lavorare successivamente a febbraio». Proprio su queste dichiarazioni, il Gemelli ha voluto sottolineare «sorpresa »: «Se un tale fatto venisse provato (che l’ infermiera abbia comin- ciato a lavorare dopo febbraio, ndr ), incontrerebbe le dovute censure e misure disciplinari», ha sottolineato nella nota l’ ospedale, che ha anche invitato la parlamentare a fornire tutte le informazioni in questione all’ apposita Commissione istituita per i casi di Tbc, in modo da facilitare la ricostruzione dei fatti. Quanto alla situazione dei bambini (96 quelli risultati positivi al batterio finora) e ai risultati dei test, il Policlinico parla chiaro: conferma, cioè, che questi ultimi stanno evidenziando «l’ avvenuto contatto tra alcuni neonati e il bacillo», precisa che la positività al test «non indica ma-lattia e ancor meno contagiosità» e annuncia al più presto l’ istituzione di un apposito gruppo di scienziati, «affinché vi possano essere un accertamento e una valutazione al più alto livello di competenza nazionale e internazionale». Perché l’ eccezionalità del caso italiano sta sollevando questioni e domande «non solo nuove, ma anche di grande rilievo » sia per la definizione di ulteriori paradigmi scientifici per quanto riguarda l’ epidemiologia e la profilassi della Tbc neonatale, sia per la costruzione di più aggiornate ed efficaci linee guida. Non a caso, proprio di linee guida «più rigide» ha parlato ieri il governatore della Regione Lazio, Renata Polverini: «La struttura organizzativa ha funzionato – ha detto – ma questo deve farci riflettere sulle nuove patologie emergenti e riemergenti. Il paese dal punto di vista della prevenzione deve applicare in maniera più rigida le linee guida». E protocolli di prevenzione delle infezioni «potenziati», in corsia, ha chiesto Gennaro Rocco, presidente del Collegio Ipasvi di Roma e coordinatore degli infermieri di tutto il Lazio: «Perché la nostra la categoria è quella con il rischio infettivo più elevato, maggiore anche rispetto ai medici». Intanto nella vicenda entra anche il Tar del Lazio, che ieri mattina ha dato 15 giorni alla Regione per depositare al tribunale tutti gli atti relativi all’ inchiesta sul contagio da Tbc nel reparto di Neonatologia e che ha già fissato una Camera di consiglio per la trattazione del caso il 28 settembre prossimo. L’ intervento del Tar fa seguito a un ricorso del Codacons, in cui si sostiene l’ illegittimità e la scarsa autonomia della composizione della Commissione regionale d’ inchiesta. Sempre ieri, il Codacons ha reso noto che sarebbe positivo ai test per la Tbc anche un bimbo nato il 27 luglio scorso, esattamente due giorni dopo l’ allontanamento dell’ infermiera, «il che dimostrerebbe – ha aggiunto l’ associazione – che l’ infezione sarebbe perdurata nei locali del Gemelli fino a che questi non sono stati chiusi e che tutti i genitori dei bambini nati dopo il 25 luglio dovrebbero sottoporre ai test i propri figli». L’ ospedale: noi accanto ai pazienti. E annuncia l’ istituzione di un gruppo apposito di scienziati.
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