23 Luglio 2010

Taxi, il caro-tariffe appeso a un filo

 «Gentile signor sindaco, esprimiamo il nostro dissenso…». La lettera, garbata nei toni ma molto netta nei contenuti, evidenzia una prima, inedita frattura tra il principale fronte dei tassisti e l’ amministrazione capitolina. Il nodo del contendere – come si era già capito nel consiglio comunale del 14 luglio che, tra risse e insulti, ha approvato un aumento medio delle tariffe del 30% – riguarda i rischi (molto concreti) che il provvedimento venga annullato. Un timore che una settimana dopo, a mente fredda, fa perdere il sonno ai sindacati: nella lettera a Gianni Alemanno 7 sigle (Ati, Ciisa, Federtaxi, Ugl, Fit, Legacoop e Assodemoscoop) contestano il fatto che prima del voto finale sia stato ritirato l’ emendamento n. 502 sui «criteri per la determinazione delle tariffe». Dovendo questi «essere necessariamente individuati dal consiglio comunale, come indicato anche in una recente sentenza del Tar», la «sforbiciata» dell’ ultima ora «espone la delibera 21 a rischio di impugnativa, come già annunciato dal Codici». Un incubo, insomma: dopo una maratona di 8 sedute (alcune notturne) in Campidoglio, il caro-taxi rischia di evaporare. Anche perché c’ è un’ altra incognita: la Commissione consultiva taxi è infatti fuori gioco a causa del ricorso contro «le nomine a sorteggio», vinto di recente dal Codacons. «Auspichiamo che possa essere trovata rapidamente soluzione al problema», concludono le 7 sigle nella lettera al sindaco, dopo aver lamentato che la maggioranza di centrodestra abbia dato ascolto a un personaggio «totalmente screditato» (lo stop all’ emendamento è stato suggerito da Loreno Bittarelli, del «3570», in una pausa del consiglio).

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