8 Aprile 2017

Taxi, i giudici fermano Uber I consumatori: è il Medioevo

Taxi, i giudici fermano Uber I consumatori: è il Medioevo
per il tribunale di roma è concorrenza sleale. via ai ricorsi

Claudia Cervini L’ ENNESIMA tegola cade su Uber, la società di trasporto privato che tramite la sua app mette in collegamento passeggeri e autisti (una multinazionale il cui valore stimato è di 69 miliardi di dollari). Il Tribunale di Roma ha ordinato, entro 10 giorni, il blocco dei servizi del gruppo in Italia forniti tramite la app Uber Black e le analoghe applicazioni Uber-Lux, Uber-Suv, Uber-X, Uber-XL, UberSelect, Uber-Van. È stato infatti accolto un ricorso per concorrenza sleale presentato da alcune associazioni di categoria dei tassisti tramite l’ associazione tutela legale taxi. Nello specifico «il tribunale di Roma accertata la condotta di concorrenza sleale posta in essere sul territorio italiano da Uber, inibisce alle parti il servizio di trasporto pubblico non di linea con l’ uso dell’ applicazione Uber Black e delle analoghe applicazioni () disponendo il blocco di queste app sul territorio italiano nonché di effettuare la promozione e pubblicazione di detti servizi sul territorio nazionale». È stata inoltre fissata una penale di 10 mila euro per le società resistenti per ogni giorno di ritardo dal decimo giorno a partire dalla pubblicazione della sentenza. I GESTORI dell’ app sono esterrefatti e chiedono al governo di prendere posizione. «Siamo allibiti per quanto annunciato dall’ ordinanza che va nella direzione opposta rispetto al decreto Milleproroghe e alla normativa europea», ha commentato Uber Italia, annunciando appello. I tassisti applaudono mentre i consumatori urlano allo scandalo. «Una decisione abnorme che riporta l’ Italia al Medioevo», afferma tranchant il Codacons. Una posizione condivida dal deputato di Direzione Italia Daniele Capezzone: «Un paese che chiude Uber si condanna a stare nel secolo precedente», scrive in una nota. «A fare le spese di tale decisione saranno gli utenti, le cui possibilità di scelta saranno fortemente limitate, e che senza una reale concorrenza subiranno senza dubbio rincari delle tariffe per il trasporto non di linea», aggiunge Codacons. IL GOVERNO, lamenta ancora l’ associazione, avrebbe dovuto già da tempo varare norme per introdurre in Italia servizi come Uber e farli convivere con i taxi tradizionali, così come avviene nel resto del mondo. Di segno diametralmente opposto la reazione dei tassisti. «Una nuova schiacciante vittoria su Uber!», esclamano in una nota Ugl taxi, Federtaxi Cisal, Uil trasporti, Fit Cisl e l’ associazione tutela legale taxi, affermando che la battaglia è contro una grossa multinazionale che ha lavorato in Italia violando le leggi esistenti. Solo una ventina di giorni fa l’ Antitrust cercava di aprirsi al settore scegliendo la strada dei minor vincoli, attraverso una proposta inviata dal Garante al Parlamento per una «rapida riforma» di un settore regolato da «una legge ormai vecchia di 25 anni». L’ Antitrust prevedeva così di aumentare la concorrenza nel settore a beneficio degli utenti e tutelare al contempo la figura dei tassisti permettendo, ad esempio, il cumulo delle licenze. Ieri, invece, l’ ennesima tegola è caduta sul servizio offerto dal colosso Usa.
claudia cervini
 
 

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