2 Aprile 2015

Taxi fuorilegge, il 50% non ha bancomat

Taxi fuorilegge, il 50% non ha bancomat

IL CASO «Il problema è solo tuo che devi torna a casa». Risponde così una tassista di fronte all’ uscita dell’ aeroporto Leonardo da Vinci in tarda sera quando un cliente inizia a fare un po’ di storie perché proprio quella tassista, cui spetterebbe prendere la corsa, non ha il pos a bordo per accettare pagamenti con moneta elettronica. Basta un attimo e quel cliente, che non ha denaro contante con sé, diventa una pallina da ping pong: rimbalza da un tassista all’ altro fino a non trovarne neanche uno disposto ad accettare la carta di credito per pagare il viaggio fino a Roma. La qualità dei taxi con licenza, di quelli che combattono a suon di proteste e scioperi la minaccia Uber, iscritti in una delle cinque cooperative attive nella Capitale, passa anche da qui: dal disservizio reso ai cittadini nonostante, da quasi un anno, sia in vigore il decreto sviluppo bis, che impone ai pubblici esercenti – e di conseguenza anche ai tassisti – di accettare pagamenti con carte di credito e bancomat per importi superiori ai 30 euro. «Ci troviamo di fronte a una vera emergenza che difficilmente ha uguali nel resto d’ Europa, chiederemo l’ immediato intervento del Comune per dar seguito ai controlli», spiega Antonio Longo, presidente del Movimento difesa del cittadino. Perché nonostante l’ obbligo di legge, un tassista su due non ne vuole sapere di strisciare la carta di credito di un passeggero. C’ è un escamotage cui i conducenti delle auto bianche fanno ricorso: la mancanza di sanzioni per chi non ha o non utilizza il pos a bordo: chi ce l’ ha fa finta che sia rotto o che non ci sia linea, chi non ce l’ ha non si pone neanche il problema perché non corre nessun rischio. LE LICENZE A Roma ci sono quasi 8mila taxi con regolare licenza. Sulla carta, solo la metà – i tassisti della cooperativa Samarcanda e quelli del 3570 – sono muniti di pos. Inoltre, proprio tra i regolari possessori più del 50%, secondo le stime del movimento difesa del cittadino cui si aggiungono quelle del Codacons, non permette ai clienti di pagare le corse a breve, medio e lungo raggio con le carte di credito, giocando proprio su quel vizio di legge, per ovviare così le commissioni dovute alle banche. La cooperativa 3570 ha adottato un regolamento interno che prevede la sospensione a 30 giorni e l’ espulsione del tassista in seguito, però, alle sole segnalazioni sul disservizio da parte dei cittadini. I sindacati di categoria giocano sulla difensiva, contestano le cifre ma non possono far finta che il problema non ci sia, «è vero che molti, pur avendo il pos, continuano a non utilizzarlo – spiega Nicola Di Giacobbe, a capo di Unica Taxi Cgil – il passeggero ha comunque facoltà di scelta, può scegliere di prendere un altro taxi o chiamare i vigili urbani». «Per risolvere il problema – conclude Di Giacobbe – bisogna prima affrontare l’ annosa presenza degli abusivi». I DISSERVIZI Ecco allora che si fa la conta a chi è meno sleale. E se in città il problema è ormai radicato, con i clienti costretti molte volte a scendere prima di arrivare a destinazione per cambiare denaro al bancomat, la situazione si acuisce proprio all’ aeroporto di Fiumicino, soprattutto negli orari serali, quando diventa impossibile contare sulla rete del trasporto pubblico, perché l’ ultima corsa del Leonardo express per Termini parte alle 23.23, e per chi non ha un euro in tasca inizia il calvario. Cosa accadrà tra qualche mese, in vista del Giubileo quando gli arrivi (1.700 in media ogni giorno) triplicheranno e i clienti continueranno a non poter pagare con la carta di credito una corsa da 48 euro – o da 60 euro se la licenza del taxi è stata rilasciata dal comune di Fiumicino – per giungere a Roma? Camilla Mozzetti © RIPRODUZIONE RISERVATA.
 

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