28 Maggio 2007

Taxi, a Nordest pochi e tra i più cari d`Italia

Taxi, a Nordest pochi e tra i più cari d`Italia

Nelle città di Veneto, Friuli VG e Trentino Alto Adige tariffe da 4.50 a quasi 7 euro. A Mestre i prezzi più elevati delle tre regioni



In Europa l`Italia è il Paese che ha il minor numero di taxi, ma le tariffe più alte. E il Veneto, salvo rare eccezioni, è la regione italiana con le tariffe più elevate. A Nordest c`è anche la situazione limite di Trieste: 250 taxi regolari per “soli“ 200 mila abitanti e 30 esuberi acclarati, in pratica è la città dove c`è stata una liberalizzazioneante litteram.
Liberalizzazione è la parola chiave, quella che ha scatenano le proteste dello scorso anno con il blocco del traffico in molte città. Qualcosa di simile porterà allo sciopero di giovedì prossimo deciso dopo un corteo di protesta, lunedì scorso a Roma (ma la Confartigianato non aderisce ovunque). Stavolta gli strali della categoria sono contro il cosiddetto “taxi innovativo“. «Un`altra fregatura per noi regolari – sbottano i rappresentanti di Cgia, Cna (le associazioni più forti in Veneto), dell`Alabarda e del “307730“ attive in Friuli V.G., perchè si sovvenziona con fondi pubblici chiunque decida di creare un servizio di trasporto plurimo o presunto ecologico: insomma concorrenza sleale contro noi tassisti».

Vediamo la situazione dei tassisti iniziando dal Veneto.

POCHE LICENZE Nella regione più turistica d`Italia con oltre 4.7 milioni di abitanti, le licenze sono soltanto 669. È lo stesso numero, per intendersi, di quanti circolano nella sola città di Firenze (con 350 mila abitanti). Se il paragone si sposta poi all`estero il Veneto impallidisce: evitando le città inglesi e francesi – dove il taxi è tradizione – basti pensare che Siviglia in Spagna (700 mila abitanti) ha 2.200 taxi e Cadice (130 mila abitanti) ne ha 224 per non parlare di Madrid (12 mila taxi che la sera monopolizzano il trasporto con tariffe popolari e pochi incidenti).

«In Italia non si riesce o non si vuole capire – commenta Domenico Murrone, responsabile dell`associazione consumatori Aduc – che diffondendo tale tipo di trasporto si toglierebbero dalle strade migliaia di auto con vantaggi per tutti. Roma e Milano, strozzate dal traffico, hanno rispettivamente 2 e 1,6 taxi ogni mille abitanti contro i 10 di Barcellona, gli 8 di Londra, i 4 di Praga, i 2 di Parigi e Berlino».

Nei 7 capoluoghi veneti, poi, il taxi è un… desiderio spesso molto caro. Ma andiamo con ordine. Città come Padova e Verona hanno circa 300 licenze complessive, Mestre ne ha 104 (12 sono quelle del Lido di Venezia). In pratica la media è di un taxi ogni duemila abitanti. Tutti gli altri capoluoghi sommano un altro centinaio di licenze. In totale 489 tassisti in 7 città, mentre le altre 182 licenze sono distribuite con casi di servizi “fai da te“ (vedi Vittorio Veneto), di “pionieri“ come nella Sinistra Piave bellunese, che in trent`anni ha avuto un solo tassista regolare (a Trichiana), oppure di abusivi che sarebbero una settantina (il 15\% rispetto ai regolari).

Nel luglio 2006 vi era stata una prima “spallata“ ai tassisti col decreto Bersani che prevedeva il “potenziamento del servizio di taxi“ lasciando la materia di competenza ai Comuni. «Questo è stato l`errore più grave – commenta il presidente veneto del Movimento Consumatori, Lorenzo Miozzi, appena rientrato da un forum a Roma proprio su queste tematiche – perchè sono gli enti locali più ostaggio delle corporazioni e più soggetti a pressioni di chi millanta un peso elettorale che invece non ha. Il Comune di Venezia è al top in questa “pratica“».

LA NOVITÀ Dopo il “Bersani“ ora arriva la seconda spallata col “trasporto innovativo“ che prevede sovvenzioni a chi si organizza servizi quali “uso multiplo, vetture condivise, trasporti ecologici e per le categorie disagiate“. «La verità – attacca Sergio Barsacchi, responsabile Veneto dei tassisti iscritti alla Cna (circa il 40\% del totale) – è che non si riconosce la qualità e la sicurezza del servizio, poi le spese per la gestione dei taxi, i costi della benzina, il traffico, ecc.». Anche Biagio Da Re (segretario provinciale Cna veneziana) punta il dito sulle difficoltà del mestiere: «Se fossimo di più ci sarebbero ancor meno clienti perchè sotto queste tariffe non si può andare, a meno di lavorare in perdita».

LE TARIFFE Vediamole le tariffe. Le uniche che si possono confrontare sono quelle minime soggette alle stesse regole: servizio dalle 6 alle 22 di giorni feriali, senza chiamata, con non più di due clienti senza bagagli e in ciclo urbano. La mancanza di uno solo di questi elementi comporta supplementi spesso molto onerosi (come ad esempio per la tratta che collega agli aeroporti, ubicati fuori città e raggiunti da clienti con bagagli).

Quello che dimostra il “caro taxi“ in Veneto (vedi tabella) è il valore delle tariffe minime quasi sempre fissate con incomprensibili decimali: i 6.78 euro a Mestre; i 5.89 a Padova; i 6.80 a Vicenza e i 4.75 a Rovigo. Vi immaginate il cliente che si mette a contare le monetine da 1 cent? O è più facile credere agli arrotondamenti per eccesso?

Nei capoluoghi veneti dunque la “minima“ va dai 7 ai 4,75 euro. In pratica anche viaggiando per soli 200 metri si spendono almeno 10 mila delle vecchie lire. La cifra poi raddoppia – sempre in giorni feriali – se, ad esempio dal centro di Mestre si arriva in piazzale Roma a Venezia. Per raggiungere invece l`aeroporto, sia dal centro di Mestre che di Verona (rispettivamente per lo scalo di Tessera e di Villafranca quindi meno di 15 km), escono dalle tasche in media 25 euro, ma spesso 30 perchè ogni bagaglio “vale“ 82 centesimi. I confronti con altre città italiane dimostrano l`onerosità del servizio in Veneto: Bologna, Torino e Firenze hanno tariffe minime medie di 4 euro, Milano di 3.77 e Roma di 3.50.

Ma i tassisti – secondo Paolo Zabeo (Ccgia) e Sergio Barsacchi (Cna) – hanno già avviato sia trasporti innovativi che convenzioni con ampie categorie (taxi rosa, per giovani, per disabili ecc.). A livello romano avrebbero già ottenuto di limitare il nuovo taxi innovativo alle categorie disagiate.

LE ACCUSE «I tassisti – sbottano Morrione e Miozzi, “difensori“ dei consumatori – sono una corporazione arcaica che ragiona con logiche anti-mercato, prevenuta contro ogni migliorìa che possa anche indirettamente intaccare i propri lauti guadagni. Pensate che in molte città giustificano i loro privilegi con la scarsità di bus e mezzi pubblici. Ma aprano gli occhi: se a Cadice e Madrid lavorano e guadagnano migliaia di loro colleghi, nonostante ci siano 12 linee di metrò, in qualsiasi città italiana se raddoppiasse il numero dei taxi farebbero ancora più affari affari proprio per la scarsità di mezzi pubblici. Ma il loro corporativismo inverte le regole dell`economia».

In Friuli Venezia Giulia a parte la situazione di Trieste dove operano due società – la “307730“ con 200 vetture, l`Alabarda (22 taxi) più una trentina di “cani sciolti“ – gli altri tre capoluoghi hanno in totale 77 vetture quindi pesano sul settore meno del 30\%. A Udine (che non aderirà allo sciopero di giovedì) i 40 tassisti hanno visto dimezzare i clienti da quando se ne sono andati i militari (situazione analoga a quella vissuta a Belluno e Feltre). Sui tassisti che incrociano le braccia vanno giù duri i consumatori dei Codacons: «I Comuni facciano uno sforzo per gli utenti rendendo gratuiti i bus nelle ore delle agitazioni».

VALORI IN GIOCO Per completezza si deve ricordare che oggi è vero che le licenze sono poche, ma hanno anche costi elevati: a Milano, Roma e Firenze fra i 140 e i 225.000 euro; a Nordest le cifre sono circa la metà ed è comunque comprensibile che i proprietari, ovvero i tassisti, resistano ad ogni ipotesi di aumento numerico delle licenze. Per loro è stato un investimento: nessuno accetterebbe volentieri di vedersi ridurre il proprio capitale. Soluzioni alternative però ci sono se è vero che Roma ha appena varato un aumento di duemila licenze sulle 6.250 totali. «Ma a Feltre – ribatte un sindacalista bellunese – si è scesi invece da 15 licenze alle due attuali perchè non c`era lavoro per nessuno».

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