A tavola sempre più frutta e pesce
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fonte:
- l`Adige
Cambia la dieta degli italiani. L’ Istat che, partendo dalla spesa media delle famiglie per l’ alimentare (447,96 euro mensili nel 2016), rileva «una crescente attenzione a una più corretta alimentazione». La quota destinata alle carni, «pur restando la componente alimentare più importante, torna a diminuire» (-4,8% sul 2015). Invece aumenta la spesa per frutta (+3,1%). Ma i rialzi maggiori riguardano pesce e prodotti ittici (+9,5%). Tornano poi ai livelli pre-crisi le spese per servizi ricettivi e ristorazione (+4,8%). Meno pane e pasta. La maggiore voce di spesa è diventata quella destinata alla frutta e verdura per un totale di 102,32 euro al mese seguita dalle carni con 93,53 euro mensili, ma in calo del 4,8% e dal pane, pasta e cereali. «Una tendenza che è confermata anche nel 2017 con un balzo record del 9,6% negli acquisti di frutta e verdura nel primo quadrimestre sulla base delle elaborazioni Coldiretti su dati Nielsen. Ad aumentare – sottolinea la Coldiretti – nel dettaglio sono i consumi di frutta secca (+11,9%), quelli di verdura (+11,9%) e quelli di frutta (+7,1%) con una netta inversione di tendenza rispetto al passato. La svolta salutista degli italiani a tavola del 2016 ha premiato i prodotti base della dieta mediterranea». Codacons: «Siamo delusi» Per il Codacons deludono i dati Istat sulla spesa delle famiglie nel 2016, sottolineando come «i numeri dimostrano la mancata ripresa dei consumi in Italia». «Se confrontati con il 2006, i dati Istat sono drammatici – spiega il presidente Carlo Rienzi -: in 10 anni, infatti, la spesa media mensile delle famiglie è salita di appena 63 euro al mese, crescendo soltanto del +2,5%, mentre quella alimentare aumenta di soli 20 euro al mese (467 euro del 2016 contro i 447 euro del 2006). Numeri che non possono ritenersi positivi, ma che al contrario evidenziano come la ripresa definitiva dei consumi in Italia sia ancora lontana. La crisi economica ha avuto un peso evidente non solo sulla spesa delle famiglie ma anche sulla dieta degli italiani, modificando le abitudini e le scelte delle famiglie Un trend che, tuttavia, sembra proseguire anche nel 2016, limitando la crescita della spesa dei consumatori». Nord e sud più vicini. I divari nei consumi delle famiglie tra l’ Italia settentrionale e meridionale ci sono ancora ma iniziano un pò a restringersi. «Pur permanendo ampie differenze strutturali sul territorio – spiega Istat – legate ai livelli di reddito, ai prezzi e ai comportamenti di spesa, il gap tra i più elevati valori del Nord-ovest (2.839,10 euro) e quelli più bassi delle Isole (1.942,28 euro) si riduce, passando da quasi 945 a circa 897 euro nel 2016». Città e periferie più lontane. Si apre una voragine tra i livelli dei consumi registrati nelle grandi città e i valori rilevati sul resto del territorio. L’ Istat, infatti, fa sapere che «si amplia nel 2016 il divario tra le città metropolitane e i comuni periferici delle aree metropolitane e quelli sopra i 50mila abitanti (circa 376 euro in media al mese da poco meno di 100 euro del 2015) e tra città metropolitane e altri comuni fino a 50mila abitanti (poco più di 491 euro da meno di 200 del 2015). La causa principale di questa dinamica è nella marcata crescita della spesa media mensile per beni e servizi non alimentari delle famiglie residenti nelle città metropolitane». I ricchi spendono il quintuplo. Le famiglie più ricche hanno livelli di consumi quintupli rispetto a quelle più povere. Lo certifica l’ Istat spiegando come resti forte il divario anche nel 2016. «Ecco che – spiega Istat – le famiglie con spese più basse spendono solamente il 7,9% della spesa sostenuta dal totale delle famiglie residenti, mentre quelle dell’ ultimo quinto il 39,4% del totale». Queste ultime quindi assorbono «un livello di spesa equivalente complessiva pari a 5,0 volte quella delle famiglie con i livelli inferiori (era pari a 4,9 sia nel 2014 che nel 2015)».
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