3 Novembre 2015

Tavecchio resiste il Coni è impotente “No al commissario”

Tavecchio resiste il Coni è impotente “No al commissario”
dopo gli insulti del presidente figc, la resa di malagò l’ ambasciatore d’ israele: “parole inaccettabili”

ROMA . Il presidente della Federcalcio continua a offendere le minoranze, ma ogni volta ne esce indenne, anzi, quasi più forte. Dopo gli insulti a ebrei e omosessuali, Carlo Tavecchio supera la burrasca e si ritrova con un tapiro d’ oro in più sulla mensola e il sostegno, forte e chiaro, di Giovanni Malagò. Ieri mattina, in una lunga telefonata, il n. 1 del Coni ha chiesto chiarimenti al capo della Figc, poi ha diramato una nota che luccica come uno scudo, sotto la censura formale. «Le parole emerse attraverso la registrazione audio sono inaccettabili e vanno biasimate – dice Malagò – . Per dovere di chiarezza, allo stesso tempo, sottolineo che non esiste alcun presupposto tecnico-giuridico per commissariare la Federcalcio». Un film già visto, quasi una resa: se il mondo della politica e quello dello sport aspettano un intervento dal Coni, il Coni risponde con un non possumus . Gelido, ma tecnicamente ineccepibile. Lo statuto consente a Malagò di commissariare una federazione solo in caso di gravi irregolarità di gestione, gravi violazioni dell’ ordinamento, acclarata impossibilità di funzionamento, blocco dei campionati. Le offese in passato sono costate a Tavecchio una sospensione da Uefa e Fifa, ma non hanno mai fatto vacillare la sua leadership. Inciampò per la prima volta in campagna elettorale, da più parti gli chiesero di rinunciare alla candidatura, andò avanti e incassò alle urne un consenso ampio dalle quattro leghe, su cui ancora poggia il suo potere politico, legittimo. Dopo lo scivolone sulla buccia di banana, il presidente chiese scusa «mille volte». Stavolta, nessun atto di contrizione: si è rivolto ai suoi legali. È disponibile a ricandidarsi («Se vorranno, sono pronto»), non ha mai pensato a dimettersi, men che mai ora che si considera incolpevole vittima di un ricatto. E questo rende spuntata l’ unica arma di Malagò, la moral suasion per convincerlo a un passo indietro: «Ritengo che ogni singola persona debba rispondere alla propria coscienza e adottare il comportamento più idoneo», si limita a dire il presidente del Coni, precisando di aver chiesto «con urgenza un report dettagliato alla Figc per approfondire il caso in questione e le singolari dinamichedella vicenda, su cui si fondano peraltro i successivi chiarimenti e denunce del presidente». Tavecchio è rientrato ieri sera a Roma, dopo aver ricevuto il premio beffardo di Striscia la notizia. Ha parlato al telefono con i rappresentanti di tutte le componenti federali, preparando il terreno per il prossimo consiglio, a metà novembre. Intanto l’ ambasciatore d’ Israele in Italia, Naor Gilon, che aveva ricordato il sostegno di Tavecchio presso la Fifa, ieri ha precisato: «Come israeliano, ebreo e parte di un gruppo di minoranza, non posso minimamente accettare le sue parole». Il Codacons in un esposto chiede al Tar del Lazio di sospendere la nomina del presidente Figc, l’ American Jewish Committee esprime «sdegno e sgomento per i pregiudizi antisemiti e omofobi», mentre il quotidiano on-line The Times of Israel per sbaglio pubblica la foto di Crozza-Tavecchio in luogo dell’ originale. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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